Perché, alla fine, vincere è più facile che governare. La battuta che circola negli ambienti della sinistra milanese, captata anche nei corridoi di Palazzo Marino, con l’avvicinarsi delle elezioni, rende bene l’idea di quale sia il clima nel centrosinistra meneghino. Ma, soprattutto, dà un senso alle uscite dei candidati, da Majorino a Pacini. Di tutto questo se ne stanno accorgendo anche gli attuali amministratori, continuamente bersaglio delle iniziative di campagna elettorale dei vari competitor in campo, che stanno costruendo il loro percorso verso le comunali del 2027 partendo dai punti deboli della giunta Sala. Come se quello fosse il loro nemico, e non il compagno di viaggio con il quale hanno diviso, e condiviso, gioie e dolori.
Fa tutto parte del gioco della politica, ovviamente, se non fosse che le critiche del centrosinistra smontano il lavoro fatto, o non fatto, dal centrosinistra al governo della città. Da Calabresi a Majorino, da Pacini a Goisis, tutti i candidati alle primarie sembrano non ricordarsi che sui banchi della maggioranza, da oltre quindici anni, siedono assessori e consiglieri di centrosinistra. Ultimo caso l’iniziativa di Pierfrancesco Majorino, capogruppo del Pd in Consiglio regionale e membro della Segreteria nazionale del partito, per «la cura della città», diventato l’emulo di Renzi come “rottamatore”.
«Nei prossimi giorni sarò in giro per la nostra Milano per denunciare i luoghi di degrado e abbandono, perché immaginare una città diversa è possibile», ha annunciato sulle sue pagine social, denunciando il degrado e l’abbandono di rifiuti in alcune zone della città. Majorino, dunque, si appresta a girare i quartieri popolari e periferici della città per «mappare, segnalare e denunciare queste situazioni». Nel suo post sottolinea il lavoro di Am sa e del Comune, ma allo stesso tempo evidenziando il problema e mette in cattiva luce il loro operato. Un cortocircuito se pensiamo che lo stesso Majorino è stato assessore nella giunta Pisapia, poi candidato alle primarie nel 2016 contro Sala e successivamente, da sconfitto, assessore per altri tre anni, prima di lasciare l’incarico per candidarsi alle Europee. Eppure la campagna elettorale di Majorino, ancor prima dell’annuncio ufficiale della candidatura alle primarie, è stata completamente impostata in dissenso rispetto all’operato di Sala: cementificazione, stadio, gemellaggio con Tel Aviv, tutti temi su cui il baffo bianco del Pd ha polemizzato, evidenziando la necessità di un cambio di passo. Lo scorso 9 settembre, quando il tema di discussione era la «lobby del cemento», Sala aveva risposto a tono: «Spero che il dibattito a sinistra non avvenga per slogan ma per idee concrete e proposte comprensibili dai cittadini. Detto ciò, se Majorino ritiene di avere idee migliori e capacità di implementazione sulla materia è solo un bene per i milanesi».
Il sindaco richiama spesso, quando interpellato rispetto alla campagna elettorale, la necessità che il dibattito si basi su fatti concreti, logiche e numeri, che secondo il primo cittadino sul tema della cementificazione smentiscono la posizione di Majorino. «A tutti i candidati dico basta diagnosi, fate proposte» tende a ripetere Sala nelle ultime settimane. Sarà forse a causa del clima di incertezza sul percorso della coalizione, con le primarie non ancora confermate, ma per ora tutti i candidati sembrano più concentrarsi sulla pars destruens, con l’analisi di tutto quello che in città ha bisogno di essere cambiato, che sulla pars costruens, con proposte concrete, per esempio su come sbloccare lo stallo sull’urbanistica e il problema delle Famiglie Sospese, come migliorare la spesso criticata gestione del verde, come implementare il trasporto pubblico, come evitare i cantieri infiniti dell’assessore Granelli per la manutenzione delle strade e delle piazze.
Nel frattempo, il centrodestra osserva e attende la prima mossa di Schlein e compagni: il presidente del Senato, Ignazio La Russa, a margine di un evento di Fdi, ha invitato il Campo Largo a farsi avanti: «ci dicano chi è il candidato uscente, e noi dopo decidiamo chi sarà lo sfidante», insinuando che tra i vertici del centrosinistra milanese ci sia ancora confusione sul percorso verso le urne.
«Pensavo che la sinistra arrivata a ottobre ci avesse dato il suo candidato», ha attaccato, «non è che sono tanti: uno è il figlio del compianto commissario Calabresi, l'altro (Majorino) è un esponente della sinistra più tosta. Non è difficile decidere, che aspettano?».
La palla passa allora a Pd e alleati, per delineare le tappe della candidatura e magari per stilare un programma che non rinneghi completamente il lavoro fatto negli ultimi 15 anni. Come vuol fare Majo...