Il caso

Guetta nella bufera: "Ha suonato in playback" e giù insulti. Ma quanta ipocrisia...

Leonardo Filomeno

Da stella del clubbing mondiale a dilettante allo sbaraglio in grado di far partire un cd terapeutico al posto di uno dei suoi successi. Tutto questo dal vivo, in una notte, nella sua Parigi. Gli occhi del web sono puntati da qualche giorno su David Guetta, tra fan e detrattori. Intanto il maritino della giunonica Cathy Guetta continua a far scatenare stadi e arene (venerdì alla Cittadella del Carnevale di Viareggio c'erano 8.000 persone e per il suo show del 3 agosto a Lignano Sabbiadoro ne arriveranno oltre 10 mila). Ma le voci circolate negli ultimi giorni sono una bufala? Per portali come Clash Music sì, per qualcun altro no. La verità, probabilmente, resterà un mistero. Con la cassa in 4/4. Intanto riproponiamo la storiella circolata qua e là. Come detto, l'artista si trova in un locale di Parigi e all'inizio della sua esibizione fa partire per errore un cd di spoken word prescritto come aiuto per affrontare la paura bizzarra (e quantomeno beffarda, specie per un dj) di ballare o di guardare in faccia chi si scatena in pista. La reazione del pubblico pagante? Giù con le proteste, talmente forti da costringere il dj ad allontanarsi dalla console. Seguono tweet di scuse e sconcertante ammissione: sì, qualche volta vi faccio ascoltare dei cd registrati, non per pigrizia o incapacità, ma per paura, tant'è che chiudo gli occhi per non vedere la folla. Del citato tweet non c'è traccia, né si hanno informazioni precise sulla serata. Ma, trattandosi di un artista dal cachet stellare, basta qualche vago articolo per dare il via ad un vortice di sentenze, forse un po' troppo facili e istintive. Dal solito coro si leva la voce di un mito vivente della house music come Frankie Knuckles. In un duro ma condivisibile post su Facebook, il dj statunitense non critica i guadagni ma il fatto che il collega venga pagato per fare il suo lavoro in modo non onesto. Pure Dj Sneak, altro veterano, si unì al coro polemico che l'anno scorso crocifisse il collega Steve Angello, beccato in flagrante con un bel cd registrato. La versione (traballante) fu che bisognava sincronizzare il tutto con dei fuochi d'artificio. Che dire: sia all'ex mafioso Angello che a Guetta andrebbero assegnati degli Oscar per l'originalità delle scuse. Quello destinato al top dj parigino, per adesso, lo mettiamo da parte, anche perché il racconto fa un po' acqua da tutte le parti. Però di storielle simili a quella (vera) di Angello ne circolano a bizzeffe. La speranza è che la musica cambi in fretta. Ma gli addetti ai lavori non sono così ottimisti e insistono nel segnalare un trend poco simpatico che vedrebbe le stelle dell'edm (electronic dance music, ndr) stare in console senza fare un tubo, se non, appunto, premere il tasto play e dare il via a performance tanto perfette quanto sospette. Tutto ciò, se vero, non ha nulla a che vedere con quella che è una delle professioni più belle del mondo. Qualcuno obietterà: hanno mille impegni, sono delle celebrità, dove lo trovano il tempo per preparasi? Cambiassero mestiere. O avessero almeno il coraggio di dire: siamo delle star e puntiamo sul playback. Non pagate la nostra performance dal vivo ma il nostro brand, la nostra presenza, il nostro show pirotecnico, le idee geniali di Cathy Lobe (in Guetta) che danno da mangiare a un sacco di persone. Poi saranno i fan a giudicare, non i soliti detrattori. E di solito quel giudizio non perdona.