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Roberto Maroni, l'impensabile confessione a Libero: "Addio politica, come campo oggi"

di Gino Coala domenica 12 agosto 2018

3' di lettura

Avvocato, musicista, velista e ora anche professore. La seconda vita di Roberto Maroni non smette di regalare sorprese. Così, fedele al suo nuovo motto «on the road again», l' ex ministro ed ex governatore della Regione Lombardia sì è inventato un corso universitario. «In realtà l' idea è venuta al Magnifico Rettore dell' Università di Pavia, Fabio Rugge - spiega al telefono Maroni -. Si tratta del primo corso di "pragmatica politica" mai organizzato in Italia». Leggi anche: Maroni, l'ex ministro leghista contro i grillini. "Decreto dignità, come affondano il Paese" E avrà docenti d' eccezione: Chiara Appendino, Pier Luigi Bersani, Massimo D' Alema, Attilio Fontana, Paolo Gentiloni, Gianni Letta, Letizia Moratti, Irene Pivetti, Giuseppe Sala, Giulio Tremonti e naturalmente Roberto Maroni che avrà un compito di coordinamento degli interventi. Così come Rugge dovrà fare con quelli dei docenti. Maroni, la prima cosa che balza all' occhio è che ci sono docenti bipartisan... «Direi tripartisan, visto che c' è anche Chiara Appendino, la grillina sindaca di Torino. È stata una cosa voluta, perché non volevo fare una cosa connotata politicamente». Con questo corso cosa si prefigge di lasciare ai ragazzi che lo frequenteranno? «Vorrei insegnare loro quello che io chiamo il "rito ambrosiano" di fare politica, che si distingue da quello "romano" proprio per il pragmatismo. In Lombardia siamo capaci di metterci assieme, indipendentemente dal colore politico, al solo scopo di risolvere il problema che abbiamo davanti». Ci fa un esempio di "rito ambrosiano? Che poi, scusi sembra tanto il "rito maroniano" visto sia nei ministeri che in Regione... «Quando ero governatore mi sono trovato a dover gestire l' Expo con il sindaco di Milano Giuliano Pisapia. Ecco, per il bene dell' Expo abbiamo rinunciato ai nostri poteri di commissari conferendoli a Beppe Sala e la manifestazione si è svolta regolarmente». Tornando al corso, come sono stati scelti i politici chiamati a fare lezione? «Abbiamo stilato una lista con una ventina di nomi, poi li abbiamo scelti assieme io e il rettore. Hanno detto subito di sì, incuriositi da questo corso». Tra i relatori ci sono ex ministri, ex premier, due sindaci in carica e un governatore. Ma nessun esponente dell' attuale governo. Perché? «Perché fedeli al "pragmatismo" abbiamo scelto persone che hanno dimostrato di saper governare e fare delle scelte. Per gli attuali ministri, beh, se ci sapranno fare, ci sarà posto l' anno prossimo...». Tra i nomi c' è anche quello di Irene Pivetti che di politica non si occupa da un po'. Perché questa scelta? «Irene l' ho voluta io. Mi sono ricordato di una risposta che diede in un' intervista. Le chiesero "è stato difficile fare la presidente della Camera a trent' anni?" e lei rispose "no, il difficile è non esserlo più a trentadue". Ecco l' ho scelta perché vorrei far capire agli studenti che pragmatismo è anche capire che si può anche non vivere di sola politica. E che dopo aver toccato vette in quel campo si può anche tornare alla vita normale, di tutti i giorni. Mi sembra un ottimo insegnamento». Ha detto che gli attuali ministri potranno partecipare al prossimo corso. Quindi state già guardando al futuro? «Sì, ci sarà un' evoluzione alla quale stiamo già lavorando. Vorremmo costituire un network di università europee a partire da Bruxelles. Quest' anno avremo solo politici italiani, il prossimo vorremmo estenderlo anche a figure internazionali». Il corso, che ha un costo di iscrizione di 3.500 euro (scadenza dei termini il 20 settembre), consta di 10 lezioni i cui temi saranno: leadership, valori, ascolto, territorio, generazioni, negoziato, alleanze, professione, responsabilità e lobbyIng. Ogni argomento verrà diviso in due lezioni: il venerdì pomeriggio parleranno i docenti, il sabato mattina i politici. Si parte il 28-29 settembre e l' ultimo incontro sarà il 14-15 dicembre. di Fabio Rubini

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