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Gordon Ramsay: "Ho detto no a un soufflè alla cocaina"

di Benedetta Vitetta domenica 15 ottobre 2017

2' di lettura

Strane, bizzarre ed addirittura "illegali" richieste quelle che il noto chef pluristellato Gordon Ramsay ha ricevuto nell'arco della sua carriera: a svelarlo lo stesso Ramsay in un'intervista radiofonica andata in onda - come racconta un articolo de Il Corriere della Sera -  alla vigilia della trasmissione di un documentario tv sulla cocaina, in cui rivela «il piccolo segreto sporco dell'industria dell'ospitalità», ossia il massiccio uso di droghe. Accade che Ramsay va a preparare la cena a casa di una coppia che aveva vinto un'asta di beneficenza. Arrivati al dessert, i padroni di casa prendono da parte lo chef: "Potresti preparare un soufflé come non si è mai visto prima? E cioè mischiare lo zucchero con della cocaina e spolverarlo sopra?". "Gordon" si legge nell'articolo, "non si è scomposto, ha caramellato lo zucchero sul soufflé in modo che non si capisse bene cosa fosse e se ne è andato dalla porta di servizio, senza nemmeno salutare". Ma questo non è l'unico episodio accaduto a Ramsay. Lo scorso Natale, ad esempio, in uno dei suoi ristoranti un cliente si è portato un piatto in bagno per poterci sniffare sopra della cocaina: dopo di che l'ha restituito al cameriere chiedendogli di cambiarlo con un piatto pulito. "Quella volta lo chef non era presente: ma se fosse stato lì" spiega al Corriere, "avrebbe cacciato il cliente su due piedi. Questo è il dilemma: fino a che punto si può arrivare e qual è la pressione che i ristoratori devono fronteggiare da parte dei clienti?". Lo chef ha rivelato di aver fatto controllare i bagni dei suoi 31 ristoranti sparsi per il mondo: in tutti tranne che in uno sono state scoperte tracce di cocaina. Del resto si sa che a Londra, come nella maggior parte delle altre capitali Ue, la droga si trova facilmente e i consumi, purtroppo, sono in continua crescita. Come è altrettanto noto che anche i ritmi massacranti dell'industria della ristorazione sono sostenuti grazie al ricorso alle droghe: non è un caso che nel 2003 uno dei capo-cuochi di Gordon Ramsay sia morto per un'overdose. Ma questa non è l'unica esperienza personale che ha spinto lo chef a produrre il documentario: suo fratello più giovane è un tossicomane che è stato visto l' ultima volta sei mesi fa a suonare per strada in Portogallo. Dopo di che di lui si sono perse le tracce.

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