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Andrea Crisanti, frecciatina al Veneto di Luca Zaia: i numeri non tornano, "dove muoiono queste persone?"

lunedì 11 gennaio 2021

1' di lettura

Se la prima ondata ha risparmiato il Veneto, lo stesso non si può dire della seconda. Il motivo? "Tra le cause - spiega Andrea Crisanti - metto il fatto che hanno usato tamponi rapidi per testare personale medico e delle Rsa. Tre volte su dieci danno un falso negativo". Il microbiologo e professore di Padova, dopo l'addio alla Regione di Luca Zaia per alcuni screzi con il governatore, è stato chiamato come consulente dalla Sardegna. Qui i tamponi rapidi - spiega il diretto interessato - sono utilizzati solo per fare screening sulla popolazione dell'Ogliastra, non su chi deve entrare in una Rsa o in un ospedale.

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"Abbiamo sottoposto 35 mila sardi a test doppio con antigenici di ultima generazione, i più attendibili. È ben diverso", spiega in un colloquio con Repubblica in quella che sembra una palese frecciatina al Veneto. Ma tra le tante motivazioni per cui il presidente di Regione leghista si è ritrovato a fare i conti con la pandemia anche la zona gialla. "Il Veneto - prosegue - ha cifre che non tornano: in alcuni giorni registrano 160 morti eppure ci sono "solo" 350-370 pazienti in terapia intensiva. In proporzione ai decessi, dovrebbero essere molti di più. C'è da chiedersi dove muoiano queste persone". E a chi gli chiede se queste critiche non sono altro che frutto di risentimento, Crisanti replica: "Non ho il dente avvelenato. Parlo da scienziato. Una settimana fa gli ho scritto per dirgli che sono disponibile a dare una mano".

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