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Enrico Mentana senza peli sulla lingua: "Flop di Sanremo 2021? Il pubblico non è un optional"

La quarta serata del Festival di Sanremo registra l'ennesimo flop. Il 5 marzo la kermesse musicale condotta da Amadeus e Fiorello si è portata a casa un 43,3 per cento di share, -11 per cento rispetto all'anno precedente. Una tendenza che segue le tre serate passate e che porta a concludere si tratti di un Sanremo all'insegna delle brutte notizie. Almeno in termini di ascolti. Non la pensa così Enrico Mentana che, in un lungo post su Facebook, si è voluto scagliare in difesa del programma in onda su Rai1. “Per me non hanno senso tutte le considerazioni sugli ascolti e la qualità di questa edizione del festival - ha esordito -. Non sono possibili paragoni. Chiunque abbia dimestichezza con un palcoscenico sa bene che il pubblico non è un optional: tutti i protagonisti storici dello spettacolo italiano, da Eduardo a Totò, da Gassman a Sordi e Tognazzi, da Celentano e Mina ai comici o le band delle ultime generazioni, sono arrivati alla fama anche televisiva e cinematografica dalla dura e decisiva trafila attraverso teatri, arene, spazi all’aperto“.

 

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E ancora: “Quando si citano i ‘tempi teatrali’ si intende anche il riscontro del pubblico, la sua reazione, il su o umore, il suo rumore. È il feedback immediato di ogni acuto, di ogni battuta, il tonico di un applauso, di un’ondata emotiva, di una risata; e anche di un silenzio gonfio di attenzione. Chi canta, chi suona è caricato elettricamente da quell’attesa, da quella partecipazione, da quel coinvolgimento. Ma ancor di più il pubblico ‘in presenza’ (locuzione che considero un danno collaterale del Covid) è indispensabile per i dialoghi, i duetti, per la possibilità di ammiccare e di cercare la complicità di chi guardi e ti guarda dalla platea, guida comportamentale e termometro anche per il pubblico da casa, oltre che per chi è in scena. Banalmente, per capire se lo sketch funziona, se la battuta era centrata, se il monologo ha toccato o commosso”.

 

 

Tutto questo non è stato possibile quest'anno. In piena pandemia e dopo un braccio di ferro tra i vertici di Viale Mazzini e il Comitato tecnico scientifico, ad avere la meglio è stato il secondo. Niente pubblico e niente eventi fuori dal palco. Insomma un Festival completamente snaturato che ha portato il direttore del Tg di La7 a una sola conclusione: "I grandi repertori si sono sempre costruiti così con la sapienza nell’accumulare ciò che funzionava e affinare o abbandonare quel che stentava. A poltrone vuote tutto questo è impossibile, e l’unica accortezza che si può avere è riproporre quel che è già patrimonio comune ‘da prima’, quel che sai che funzionava e quindi dovrebbe funzionare ancora; le cover e le vecchie glorie, il vintage musicale e non solo. Sapendo che solo sul palco si capisce se un momento è davvero straordinario: come in campo, negli stadi vuoti e rimbombanti, dove un colpo di tacco o una grande parata non hanno più il riscontro di sempre, quel tempo di degustazione comune del boato o del battimani, e nessun ruggito dagli spalti accompagna più un gol. Guardando le partite, come guardando Sanremo, sentiamo che manca qualcosa: ma non è colpa dei giocatori”.

 

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