L'ambasciatore

Giampiero Massolo, una cupa profezia: "Ecco che cosa ci aspetta dopo la guerra di Putin"

Non è ottimista Giampiero Massolo. La pace in Ucraina è "ancora lontana, bisogna partire da quello che succede sul terreno, dove vediamo con tutta evidenza che Putin ritiene ancora di poter consolidare le aree acquisite sulla costa del Mar Nero e guadagnare ulteriormente in Donbass, se non tentare ancora di attaccare, in un momento successivo, Odessa". In una intervista a Il Giorno, l'ambasciatore, presidente di Ispi e Atlantia, già segretario generale della Farnesina e direttore del Dis, spiega: "Quanto agli ucraini, malgrado alcune conquiste nella zona di Kharkiv, perdono lentamente terreno in Donbass, ma si sentono ancora in grado di resistere e anche di programmare nel medio periodo controffensive. Entrambe le parti sperano di migliorare le loro posizioni con le armi, quindi il campo ci dice che questa è una guerra di lungo periodo".

 

 

Quindi, secondo Massolo, almeno in questa fase "non sono ancora possibili negoziati significativi perché i due attori non sono disponibili". "Tutto quello a cui stiamo assistendo in diplomazia si chiamano 'esercizi di buoni uffici' - osserva - Lo fa la Turchia, lo fa l'Italia, ci stanno pensando altri Paesi. Utile, non ancora decisivo". La "verità", aggiunge l'ambasciatore, "è che ancora la situazione sul campo non consente troppe elaborazioni, al massimo di lavorare sui temi del negoziato". E i tempi saranno maturi per trattare "quando ucraini e russi riterranno che i costi della prosecuzione siano superiori a quelli di una interruzione delle ostilità" e, afferma, allo stato attuale "non ne vedo le premesse".

 

 

Il timore è che "non si uscirà da questa guerra con la pace, ma probabilmente con un armistizio precario ed è bene essere consapevoli che la situazione non tornerà al pre 24 febbraio" e "si aprirà un periodo piuttosto lungo di contrapposizione e deterrenza". "Il rischio - conclude - è che la situazione finisca per congelarsi e che l'Europa venga attraversata da una sorta di linea Maginot e cioè da una trincea che potrà essere fredda, ma potrà riscaldarsi e riattivarsi occasionalmente. Ma resterà una ferita aperta. Un conflitto semi-congelato, è questo il rischio che corriamo".