la lezione

Blocco navale, l'ammiraglio Nicola De Felice: "Salvò la Roma antica"

Ammiraglio di divisione

 Al termine del suo consolato, il generale romano Pompeo Magno (in effetti sabino come me) non cedette alla lusinga di governare una provincia, ma nel 67 a.C. fu nominato comandante di una potente flotta romana per condurre una campagna contro i pirati che infestavano il Mediterraneo. Il Senato aveva finalmente deciso di affrontare il problema dei pirati che oramai spadroneggiavano nell'intero bacino del "Mare Nostrum", minacciando le navi romane. I pirati non agivano più isolatamente, come una volta, ma si erano organizzati in vere e proprie flotte che avevano le loro basi sulle coste dell'Asia Minore, nell'attuale Turchia meridionale e nell'isola di Creta. Rappresentavano una minaccia gravissima poiché chi doveva viaggiare per mare rischiava di venire ucciso o, nel migliore dei casi, di essere catturato e venduto come schiavo o soggetto a pagare un forte riscatto come in effetti era successo al giovane Giulio Cesare. Soprattutto i pirati dell'attuale Turchia meridionale avevano invaso i mari, rendendo impossibili i rapporti tra le diverse popolazioni, portando guerra ovunque e generando pesanti ripercussioni nei traffici commerciali marittimi, compresa la stessa fornitura di grano per Roma e l'Italia, provocando più di una carestia. Le precedenti guerre mitridatiche avevano lasciato in eredità il proliferare di queste bande che saccheggiavano indisturbati porti, città e navi commerciali. L'incarico affidato a Pompeo fu inizialmente circondato da polemiche.

 

 


RIDOTTI ALL'OBBEDIENZA
La fazione conservatrice del Senato era sospettosa sulle sue intenzioni ed impaurita dal suo potere. I senatori Cicerone e Cesare sostennero comunque il comando di Pompeo, fin dall'inizio. Su pressione della plebe che non aveva alcuna intenzione di subire ulteriori carestie, il tribuno della plebe Aulo Gabinio propose la Lex Gabinia, che assegnava a Pompeo il comando della guerra contro i pirati del Mediterraneo per tre anni, con un ampio potere che gli assicurava il controllo assoluto sul mare ed anche sulle coste sino a 70 km all'interno, ponendolo al di sopra di ogni altro capo militare. Oltre a ciò, gli si dava il potere di scegliere 15 legati dal Senato, da distribuire nelle principali zone di mare, prendere il denaro che desiderava dal Tesoro pubblico e dagli esattori delle tasse, 200 navi armate ed equipaggiate di tutto punto, 120.000 legionari e 4.000 cavalieri. Per prima cosa Pompeo procedette a dividere l'intero bacino del Mediterraneo in almeno 15 distretti, assegnando a ciascuno un certo numero di navi ed un comandante. Poi con le sue forze, distribuite in ogni settore di mare infestato dalle flotte di navi pirata, cominciò ad inseguire il nemico prima in Occidente, riuscendo a scovare i loro rispettivi quartieri generali ed a catturarne in un numero notevole, fino a stringere d'assedio le coste della stessa Cilicia, ad Oriente.

 

 


Egli aveva proceduto contro i pirati riducendoli completamente all'obbedienza, dal Mar Tirreno, a quello libico, di Sardegna, Corsica e Sicilia e poi in Oriente, grazie alla sua instancabile energia ed allo zelo dei suoi luogotenenti. A Roma si pensava che gli ci sarebbero voluti tre anni per completare il caso, ma Pompeo riuscì a portare a termine il lavoro in soli 89 giorni. Il successo fu dovuto, oltre alla bravura di Pompeo, alla massima libertà operativa, alle alleanze diplomatiche in Africa, alla cooperazione con gli alleati in loco per migliorarne le capacità di controllo delle coste, alle dissuasioni nonché coercizioni- anche economiche - verso chi sosteneva i pirati, ad una grande armata navale a disposizione. In analogia a quei tempi, dove gli interessi nazionali erano posti in priorità nelle azioni politiche del Senato della Repubblica di Roma, così oggi la "battaglia" contro la tratta degli esseri umani dovrà essere uno degli obiettivi prioritari della politica di sicurezza nazionale del prossimo Governo e dell'Unione europea.


Non è più accettabile che a poche miglia dalla civile Europa si possa ancora verificare un tale criminale traffico di esseri umani - finti naufraghi a pagamento- in questa nuova versione di schiavitù del XXI secolo. Contro ogni speculazione pseudo umanitaria di novelle "Capitan Uncino" su navi Ong in concorso esterno all'immigrazione clandestina, contro l'ipocrito pensiero radical chic di nazioni europee lontane dai confini sud dell'Europa, contro la sconsiderata deriva pseudocristiana pro-invasione, contro l'incremento avventato di morti in mare, contro lo sbarco di terroristi di Al-Qaeda, l'Alto rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza non può più esimersi dall'applicare l'opzione della cosiddetta 'strategia diretta'. Essa contempla il coinvolgimento di tutti gli strumenti del potere dell'Unione (cioè il diplomatico, il militare, l'economico, l'intelligence e l'interno), in quanto spetta all'esecutivo europeo il compito di delineare la gestione della crisi libica e tunisina, il livello di impegno, le risorse da dedicare, gli obiettivi nonché i ruoli dei vari Stati membri coinvolti. Il prossimo governo italiano dovrà premere sull'Ue affinché siano perseguiti questi obiettivi, da portare alla fase di negoziato multinazionale. L'attuale embargo alle sole armi da e perla Libia e le attività di sorveglianza sul traffico illecito delle esportazioni del petrolio non permettono all'operazione europea 'Irini' di uscire dallo stallo in cui si trova. Occorre un'azione risolutiva. I decreti sicurezza saranno utili per interdire il transito nelle acque territoriali alle navi Ong ritenute responsabili di facilitare - con il loro fattore attrattivo - il traffico illecito di migranti, ma non saranno sufficienti.


IN ACQUE TERRITORIALI
Non si può attendere che il problema si presenti davanti alle nostre acque territoriali, occorre giocoforza attivare, in parallelo, un'interdizione navale dei porti libici e tunisini, bloccando le partenze e passando dalla dimensione organizzativa e giuridica nazionale a quella multinazionale, applicando la Legge del Mare dell'Onu, con diritto di visita a bordo delle navi che infrangono le norme internazionali, l'inseguimento e la cattura. In sostanza una vera e propria operazione civile e militare, possibilmente - ma non necessariamente - con l'allargamento degli attori coinvolti, con il consenso ed il coinvolgimento dei governi della sponda sud del Mediterraneo riconosciuti dall'Onu, l'aggregazione di nazioni europee interessate al contenimento del flusso migratorio clandestino, l'istituzione di hotspot in Africa - gestiti dall'Ue per la definizione della protezione internazionale e dell'eventuale concessione dell'asilo politico a chi ne ha diritto. Chi non ha diritto torna a casa con l'aiuto dell'Ue e con accordi bilaterali con i paesi di origine.

 

di Nicola De Felice