Marco Travaglio
La libertà può essere una gran rottura di ca***, e il lettore scuserà se questo pezzo sarà scurrile oltre il livello di guardia, ma stiamo solo citando un collega molto più introdotto di noi, un vero e proprio prezzemolino del luogocomunismo italico, Marco Travaglio. Il direttore del Fatto Putiniano, durante una discussione con un ragazzo in un ristorante ripresa in un video diventato virale, ci ha tenuto a condividere le profondità del suo pensiero geopolitico, secondo cui «sono settant’anni che gli americani rompono il ca***». Di fronte alla complessa argomentazione, il più saggio dei due, ovviamente il ragazzo, ironizza placidamente: «Al massimo con la Coca Cola, un po’ di cioccolata, il cinema...». E Travaglio, rispetto a cui Lavrov è un moderato con sfumature critiche sull’operato del Cremlino, sbotta: «A me lo rompono più di tutti!».
Proprio così, più di tutti, più dei tagliagole iraniani che da mesi massacrano giovani donne ree di scoprirsi il capo, più dello psicotico nordcoreano che ogni tanto lancia missili basilistici a casaccio nel calderone del Pacifico, più ovviamente dei benemeriti gentiluomini russi della Wagner scannatori di ucraini. No, i veri “rompic***”, oggi e nella seconda metà del Novecento, sono i dannati yankee che «vogliono colonizzarci» (parla proprio così Travaglio, come un ciclostile dell’estrema sinistra degli anni Settanta, o dell’estrema destra, che è lo stesso).
GLI EROI DELLA NORMANDIA Ecco, allora vorremmo dare qualche consiglio, al direttorissimo con le pudenda martoriate dallo Zio Sam. Se vuole provare la soddisfazione di vedere circa diecimila “rompic***” seppelliti nello stesso posto, può recarsi tranquillamente al cimitero di Colleville-sur-Mer, paesino della costa normanna, meglio noto come cimitero di Omaha Beach. Ci devastarono talmente i genitali, questi ventenni o poco più che venivano dallo Utah, dal Montana, dal Kansas, che il 6 giugno del 1944 sbarcarono in massa su quella spiaggia, totalmente esposti al fuoco della mitraglia nazista, accusando un tasso di mortalità superiore al 90% durante le prime tre ondate, e l’unico motivo per cui noi, Travaglio, i nostri figli, i figli di Travaglio, non viviamo in un protettorato del Terzo Reich, è che continuarono a sbarcare.
Dopodiché, questi stracciatori di palle professionisti continuarono a stracciarcele col Piano Marshall, senza cui dalle macerie di una guerra persa per le scelte scellerate di un tizio che sugli americani la pensava più o meno come Travaglio (nome di battesimo Benito) non sarebbe scaturito alcun boom industriale e dunque alcun benessere economico, né per i nostri/suoi padri né per noi/lui né per i nostri/suoi figli eccetera... In cambio, questi demolitori di attributi ci imposero addirittura la Nato, garantendo con i loro missili e le loro testate nucleari la prosperità del mondo libero e la sua inattaccabilità da parte di ciò che stava al di là del Muro, il totalitarismo sovietico (nemmeno Travaglio può credere alla fola che la pace venne tutelata dal cosiddetto “processo di unificazione europea”, la pace può essere solo armata e venne tutelata dall’esposizione militare americana).
GLI AGENTI DEL KGB - Pensate che, incredibilmente, frotte di masochisti rischiavano la vita scavalcando il suddetto Muro dall’Eden comunista verso il mondo dei “rompic***”, mai viceversa. Finché uno dei martellatori di membri principali, Ronald Reagan, quel Muro lo fece persino crollare, ché se si fosse fatto gli affari suoi milioni di cechi, slovacchi, polacchi, ungheresi sarebbero ancora tranquillamente oppressi da Mosca. E anche oggi, di fronte all’idolo di Travaglio, allora dirigente di un’organizzazione la quale non ha mai fracassato le scatole a nessuno, nota come Kgb, che vuole semplicemente restaurare i benemeriti confini dell’Impero, questi “rompic***” persistono a cavillare e a sostenere un popolo che a quella rottura di cazzo della libertà non vuole rinunciare. Per tacer dello sfracellamento di balle principale, il dato storico macroscopico per cui questi irritantissimi cowboy rifiutano di farsi da parte e lasciare il campo sgombro per le magnifiche sorti e progressive che ha in serbo per noi Xi Jinping, il Secolo Cinese. E dire che Malco Tlavaglio ha le idee così chiare in proposito, come esplicitò in un editoriale per sostenere le politiche dagli occhi a mandorla del suo protetto, l’allora premier giallorosso Peppino Conte: «L’Italia può fare a meno più degli Stati Uniti che della Cina». È di bocca buona, lui, basta che gli togliate dai piedi quella rottura di cazzo della libertà. Anche in questo, la pensa come quel suo precursore in camicia nera che non settant’anni, ma ottant’anni fa aveva in mano l’Italia, prima che queste maledette demoplutocrazie vincessero la guerra e sì, iniziassero a rompere il...