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Beatrice Venezi licenziata, il giallo del pre-contratto: cosa non torna

Licenziata dalla #Fenice di #Venezia, #BeatriceVenezi avrebbe intenzione di impugnare il provvedimento forte del pre-contratto che prevedeva l'assunzione dell'incarico dal primo di ottobe. La Fondazione, al contrario, sositene che l'intesa fosse solo preliminare
di Tommaso Montesano giovedì 30 aprile 2026

3' di lettura

Mentre Beatrice Venezi si prepara alla battaglia legale, il suo caso ora diventa politico. Archiviato (a fatica) l’aspetto artistico della vicenda - con l’annullamento delle collaborazioni tra il teatro La Fenice e Venezi disposto dal sovrintendente Nicola Colabianchi - il centrodestra guarda alle elezioni comunali di Venezia del 25 e 26 maggio (primo turno). Le polemiche sul direttore d’orchestra rischiano di avere effetti sulla sfida - già in salita, stando ai sondaggi per la successione del sindaco Luigi Brugnaro. In quest’ottica vanno lette le dichiarazioni di ieri, a Montecitorio, del capogruppo di Fratelli d’Italia, Galeazzo Bignami. Questa la premessa: «Reputavo arrogante la sinistra quando contestava Colabianchi perché nella sua autonomia aveva nominato Venezi (il 22 settembre 2025, ndr). Non ho intenzione di essere altrettanto arrogante e commentare oggi che, con la solita autonomia, ha scelto diversamente». Prima considerazione: quel che è fatto - la revoca della nomina di Venezi - è fatto (come confermato anche dal presidente della commissione Cultura, Federico Mollicone, pure lui di FdI). 

Questo non significa, però - ecco l’aspetto politico della vicenda - che la sinistra sia libera di mettere le mani ovunque liberandosi di chi ritiene “sgradito”. Non è un segreto, tanto per dire, che il senatore dem Andrea Martella, candidato del centrosinistra a sindaco di Venezia, abbia già dato il benservito a Colabianchi, nominato dal centrodestra: «Bisogna azzerare tutte le contrapposizioni per il bene della Fenice. Quando diventerò sindaco e presidente della Fondazione me ne occuperò subito per ristabilire un clima di serenità». E visto che oltre a Venezi anche Colabianchi era finito nel mirino di maestranze e pubblico- domenica è stato fischiato con tanto di lancio di volantini dai palchi - il messaggio è chiaro.

Ed eccoci al cuore del messaggio di Bignami: «Beatrice è brava e giovane. Fino a oggi ha pagato il non essere figlia di musicisti e non essere di sinistra. Noi ci batteremo sempre per una nazione in cui chi è bravo può andare avanti anche se non è di sinistra».

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Nel “campo largo” si sentono in una botte di ferro. Giovanni Manildo, capogruppo del Pd in consiglio regionale del Veneto (è stato lo sfidante di Alberto Stefani per la poltrona di governatore) è sicuro che il caso Venezi porterà acqua al mulino progressista: «Avrà un impatto nelle elezioni. Il tema Venezi non è stato gestito nel modo migliore dall’amministrazione Brugnaro». Un “invito” agli elettori a trasferire le polemiche sul direttore d’orchestra nelle urne. Anche Manildo, poi, anticipa l’avviso di sfratto a Colabianchi: «Deve fare un grande mea culpa e assumersi le sue responsabilità».

L’attenzione si sposta dunque sui sondaggi a poco meno di un mese dal voto. Il più recente, a opera di Tecnè tra il 16 e il 18 aprile, vede Martella avanti di sei punti su Simone Venturini, assessore della giunta Brugnaro (48% a 42%). Tuttavia quasi la metà del campione interpellato si dice ancora incerto oppure orientato a non recarsi ai seggi. Insomma, nonostante il trionfalismo dell’opposizione, la partita è ancora aperta.

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Intanto si profila una battaglia legale tra Venezi e il teatro La Fenice. Il direttore d’orchestra avrebbe intenzione di impugnare il licenziamento forte del pre-contratto in base al quale avrebbe dovuto assumere l’incarico il 1° ottobre. La Fondazione, invece, sostiene che l’intesa fosse solo preliminare, senza la firma del sovrintendente Colabianchi. Venezi sta valutando, secondo quanto riferisce l’Adn Kronos, sia di contestare la risoluzione unilaterale del rapporto per carenza di motivazioni, sia di chiedere i danni derivanti dalla cessazione dell’incarico. Un contenzioso ad ampio spettro.

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