Indovinate un po’: anno nuovo e solita polemica. Ma seriamente pensavate che con l’arrivo del 2026 ci potessimo, una volta per tutte, togliere dall’impiccio legato alle polemiche sul Fascismo (spesso e volentieri immaginario e creato ad arte dagli antifascisti nostrani)? E invece no. Siamo ancora lì, come in un girone dantesco, dove l’inedia è continua. La figura da impalare a questo giro è quella di Riccardo Pescante, vicedirettore di RaiSport. La colpa risulta inaudita, ovvero aver pubblicato sui propri canali social, lo scorso 26 dicembre, un post in ricordo della nascita del Movimento sociale italiano. Foto sfondo bianco con la fiamma tricolore del Msi accompagnata dalle parole “26 dicembre 1946. Le radici profonde non gelano”. Il tribunale del popolo ha deciso: dimissioni.
La prima mossa non poteva che farla il dem, nonché responsabile informazione nella segreteria nazionale del Pd, Sandro Ruotolo. Il baffo del politburo ha già la sentenza tra le mani. «Se sei del partito della presidente del Consiglio Giorgia Meloni puoi fare quello che vuoi ed esprimerti come vuoi. Sui social media perdi ogni parvenza di decenza. La Rai non è più “la Rai di tutti”. È l’house organ di Fratelli d’Italia», nulla gli scappa sotto i suoi occhiali. Pascante è reo sui social di esplicitare «senza remore l’appartenenza politica. Non importa che sia un dirigente del servizio pubblico radiotelevisivo. Con quale credibilità si continua a dire che la Rai è indipendente?». Ma certo lo sanno tutti che la triade Almirante-Rauti-Pisanò, dal loro eterno riposo, guida le sorti delle emittenti di Stato. La lista delle colpe, implacabile Ruotolo, è senza fine.
In un altro post «si legge: “con la violenza non si risolve niente, figurati senza”. In un terzo compare un meme che raffigura Donald Trump con la scritta “dopo Nicolás Maduro adesso tocca a Maurizio Landini”, con l’aggiunta ironica (no l’ironia no, che venga bandita, ndr) “peccato che sia solo un meme”. Non hanno ritegno e non nascondono la sudditanza al partito». Poi sulla scena del crimine, per analizzare con l’ausilio del Var i social di Pescante, arriva Dario Carotenuto capogruppo M5S in Commissione di Vigilanza Rai. «L’uso che il vicedirettore di RaiSport fa dei suoi canali social è incompatibile con le linee guida del servizio pubblico». È tutto un pistolotto sulla «mancanza di senso istituzionale», misto a «davvero la Rai ritiene compatibile con i propri valori e con la propria missione che un suo direttore si esprima così?». Che barba, che noia. Roberto Natale, consigliere di amministrazione Rai, pone l’accento sulle «regole per l’uso dei social» che «ci sono. Sono state affinate negli anni, anche integrando il Codice Etico con le osservazioni formulate dalla Commissione parlamentare di Vigilanza». Invocando infine l’opera di «chi deve intervenire intervenga, senza permettere che l’irresponsabilità di qualcuno danneggi l’immagine di tutta la Rai». Eppure nel codice, in cui viene ribadito «il rispetto della libera manifestazione del pensiero garantito dall’art. 21 della Costituzione», si parla solo di violazioni per discorsi riferiti a «violenza, minaccia, pubblicazione di contenuti diffamatori o discriminatori, e ancora hate speech, negazione, minimizzazione, approvazione o giustificazione del genocidio o di altri crimini contro l’umanità, diffusione di contenuti pedopornografici o falsi, propaganda terroristica, cyberbullismo, lesione dei diritti di terzi, ecc». Quindi il tempo delle sentenze decade ancora prima di iniziare. Con buona pace dei censori il Msi rimane parte integrante della nostra storia repubblicana, il vero misfatto quindi è dimenticarsi di ricordarlo e non viceversa.