Il 2025 e i primi giorni del 2026 sono un punto di svolta nella storia recente: il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, gli incontri diplomatici a tamburo battente per la pace in Ucraina, un progetto di stabilizzazione del Medio Oriente che passa da Gaza e con il coinvolgimento delle potenze regionali, i dazi statunitensi come argine alle ruberie della globalizzazione e un nuovo assetto, obbligato, per l’Alleanza transatlantica. Da ultimo, la cattura del dittatore venezuelano Nicolas Maduro, il regime iraniano che vacilla e l’Avana che trema. «In tale disordine, in un mondo agitato e in veloce cambiamento, c’è un grande bisogno di informazione e divulgazione: le regole del gioco che abbiamo imparato non valgono più e la “geopolitica”, una volta appannaggio di studiosi e analisti, è ormai un termine che si sente alle cene in famiglia», spiega il giornalista Federico Rampini, che da stasera sarà su Canale 5 con “Risiko - Sfide di potere” per spiegare perché «siamo obbligati ad occuparci del mondo, ma anche a ridurre il nostro livello di panico».
Nato nel 1956, di stagioni di caos globale ne ha viste e ne ha raccontate molte, dalle piazze piene contro la guerra in Vietnam alla crisi energetica del ’73 fino a scegliere gli Stati Uniti come casa. Sarà proprio New York («è ancora la capitale del mondo», dice, anche se è «moderatamente preoccupato» dal nuovo sindaco, il 34enne socialista musulmano Zohran Mamdani) il set dei sei episodi in calendario, ciascuno dedicato a un leader o a un’area chiave del planisfero. E sarà l’America la prima tappa del viaggio. Scelta obbligata? «Gli Stati Uniti restano la prima potenza mondiale. E sono anche il Paese che preoccupa di più gli italiani: Trump sta cambiando il mondo. È certamente un presidente che si fatica a comprendere ma ha una strategia, la spiegherò». Seguiranno la Cina di Xi Jinping («l’inseguitrice di Washington, la rivale, con un percorso formidabile verso la modernità grazie al quale è arrivata a contendere il primato sulla scena tecnologica all’America», spiega), la Russia militarista e aggressiva di Vladimir Putin, nostalgico dell’impero, l’Arabia Saudita del principe Mohammed bin Salman, proiettata verso il cambiamento, con una crescente influenza regionale e sorretta dai 1.500 anni di impero arabo.
Nelle sfere di influenza globali l’Europa, cui è dedicata la quinta puntata, potrà avere un’influenza? «Il nostro continente cerca di tornare a contare qualcosa», dice Rampini, che scommette tutto sulla Germania di Friedrich Merz, e non solo perché Berlino ha un ruolo di leader per ragioni storiche, economiche, demografiche ma perché «il cancelliere sembra avere una strategia, che passa dal riarmo, e ha capito la necessità di essere locomotiva di una crescita europea che non sia al traino degli americani». L’ultimo episodio è un focus sull’Africa, con giovani nazioni protagoniste di un continente in grande trasformazione e territorio di conquista per Mosca e Pechino. Se le regole che abbiamo imparato non funzionano più, l’unica regola è l’uso della forza, sia essa applicata attraverso le sanzioni o la forza militare come deterrenza o come attacco? «In realtà, Trump ha soltanto reso evidente ciò che le altre grandi potenze hanno sempre pensato, agendo poi di conseguenza. La Russia di Putin ha aggredito la Georgia nel 2008, nel 2014 la Crimea, l’Ucraina nel 2022. Noi ci siamo illusi che il diritto internazionale avesse autorevolezza ed efficacia, ma il mondo è sempre stato governato dai rapporti di forza. Siamo in una nuova era: gli Stati Uniti praticano un realismo certamente brutale, ma realismo, e dimostrano di essere i più forti. I nemici sono avvisati».