Andrea Pucci non andrà a Sanremo. E non ci andrà per l'indecoroso coro di insulti e di attacchi gratuiti paritito da sinistra. Al punto che l'attore comico ha deciso di fare un passo indietro ammutolendo tutti con una frase glaciale: "Fascista? Questa parola oggi non dovrebbe più esistere".
Ma nemmeno quel ritiro dal palco dell'Ariston ha attenuato il livore contro Pucci. E così questa mattina su Repubblica Francesco Bei spara a zero sul comico. Elenca una serie di battute scorrette di Pucci (quale comico non le fa? Verrebbe da chiedersi), il tutto per portare acqua al mulino della censura rossa: uno come Pucci non può parlare a milioni di italiani durante la terza serata di Sanremo, può farlo, sempre secondo i censori rossi, nei suoi spettacoli teatrali che sono sempre sold out. A questo punto vi diamo conto di quanto scrive Bei: I "mariti e le mogli, che 'sono stitiche ma cagano sempre il c…', che 'se dovessi sempre seguire quello che dice mia moglie sarebbe un disastro', che 'quando si vogliono accoppiare ti mettono il calcagno gelato sulle p…'. E la famiglia, le cene di Natale, 'con il nonno che scoreggia', 'lo zio di merda che infila il pandoro nel sacchetto e lo scuote per tutta la casa'".
Ora, chiunque sa bene che una battuta estrapolata da un contesto (soprattutto quello comico) di fatto assume tutto un altro sapore. Ma forse qualcuno fa finta di non saperlo. Del resto conta solo mettere alla berlina il nemico di turno e soprattutto il vero antagonista dei maestrini progressisti: Giorgia Meloni.
In ogni caso, per comprendere l'essenza del pregiudizio, tanto di Bei quanto di Repubblica, basta riportare il titolo dell'articolo al quale si fa riferimento: "Le peggiori battute di Pucci contro donne, meridionali e gay: fenomenologia di un comico da terza media". Tutto torna. O no?