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Patrick Zaki? Noi lo liberiamo, lui fa gli spot ai terroristi

di Massimo Sanvito mercoledì 11 febbraio 2026

3' di lettura

La data segnata in rosso sul calendario è quella di domenica prossima. Al centro sociale Lambretta di Milano, con sede in un immobile pubblico gentilmente concesso dal Pd agli antagonisti come premio per le cinque occupazioni abusive in undici anni, è in programma un evento dal titolo “Marwan Barghouti. La detenzione politica e la campagna per liberarlo”.
L’ospite d’onore sarà Patrick Zaki, “ricercatore e attivista per i diritti umani”, l’egiziano che si è fatto quasi due annidi carcere in patria, arrestato nel febbraio del 2020 al Cairo con capi d’accusa quali minaccia alla sicurezza nazionale, incitamento alle proteste illegali, sovversione, diffusione di false notizie, propaganda per il terrorismo.

Zaki è un idolo della sinistra radicale soprattutto da quando si è rifiutato di ringraziare il governo Meloni che lo aveva riportato in Italia con un volo di Stato nell’estate del 2023. Noi lo abbiamo liberato e lui fa gli sport ai terroristi. Bel ringraziamento, vero? Ma torniamo al pomeriggio che lo vedrà protagonista, nella città dove è stato pure insignito della cittadinanza onoraria. Tema del dibattito sarà, come detto, il palestinese Barghouti, processato e condannato dal governo israeliano alla bellezza di cinque ergastoli perché ritenuto il mandante delle imprese portate avanti dalla Brigata dei Martiri di al-Aqsa, ovvero attacchi suicidi contro obiettivi militari e civili.

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SINISTRA DA BRIVIDI
La Brigata in questione, giusto per intenderci, è considerata un’organizzazione terroristica da Stati Uniti, Unione europea, Canada e Giappone (oltre che da Israele). Tra i suoi alleati, nemmeno a dirlo, c’è Hamas. Barghouti, per i pro-Pal nostrani, è però un eroe. Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, non più tardi di tre settimane fa erano scesi in piazza al fianco della moglie per chiedere la liberazione del marito. Bonelli lo aveva definito addirittura definito “il Mandela palestinese” e ne era nato un quasi incidente diplomatico, con l’ambasciata israeliana a rimbrottare Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi Sinistra: «Questa è apologia del terrorismo e un insulto alla memoria delle vittime innocenti».

Tra quanti si stanno impegnando per la scarcerazione di Barghouti, ovviamente, c’è anche Zaki, che all’appuntamento milanese sarà affiancato da Khader Tamimi, il presidente della comunità palestinese in Lombardia, e Sandra Congemi, un’attivista del movimento Bds (Boicottaggio, disinvestimento, sanzioni). Patrick sta scalando posizioni nella galassia pro-Pal, tanto che potrebbe diventare il volto nuovo della Flotilla, che dopo il flop della scorsa estate si appresta a ripartire direzione Gaza quando si farà primavera. «Il sostegno delle persone è ancora fondamentale. Se volete donare, è possibile farlo anche ora», ha commentato il candidato influencer in pectore via social. Un’operazione di marketing che avrà nella tappa milanese un primo banco di prova. Il centro sociale Lambretta, non a caso, è tra le realtà antagoniste più attive nella causa palestinese grazie al progetto Gaza Freestyle Festival.

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LA RACCOLTA FONDI
Domenica, oltre al dialogo tra gli ospiti, saranno proiettati alcuni cortometraggi scelti dalla selezione del Nazra Palestine Short Film Festival. Non solo. Ci sarà anche una raccolta fondi i cui proventi saranno devoluti alla campagna di mutuo soccorso “100x100 Gaza”, mobilitazione nata l’anno scorso «per rispondere collettivamente alla catastrofe umanitaria provocata dal genocidio inflitto da Israele alla popolazione di Gaza». Gli eventi organizzati lungo questa settimana saranno focalizzati sulla «ricostruzione di luoghi di coesione sociale, aiuto psicologico e accesso alla rete internet» nella Striscia. Zaki, per i pro-Pal, è la chiave di volta per la loro propaganda.

Del resto, nuovo ruolo di frontman in kefiah, lui stesso si sta già abituando. Negli ultimi giorni, infatti, ha applaudito Francesca Albanese al forum organizzato dal Al Jazeera che ha avuto tra i suoi ospiti Khaled Meshaal, il capo di Hamas all’estero. Se quest’ultimo ha definito «inaccettabile» la richiesta di disarmo dell’organizzazione terroristica, la relatrice Onu ha accusato Israele di essere il «nemico comune dell’umanità». Bene, anzi male. Il ricercatore ha condiviso l’intervento di Albanese al forum di cui sopra che riportava testuale didascalia: «Nemico comune dell’umanità è il sistema che ha permesso il genocidio in Palestina, compreso il capitale finanziario che lo finanzia, gli algoritmi che lo oscurano e le armi che lo consentono».
La campagna “Free Marwan Barghouti”, intanto, continua a spron battuto. «Il nostro obbiettivo è che tutti gli ostaggi palestinesi incarcerati da Israele vengano liberati!», dicono gli animatori. I terroristi prima di tutto...

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