Il procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca torna davanti alla Commissione parlamentare Antimafia e ribadisce la linea sulla cosiddetta “pista nera” delle stragi del 1992. Boccia le ricostruzioni fondate sulle dichiarazioni del sedicente pentito Alberto Lo Cicero e della sua ex compagna Maria Romeo, ma chiarisce che l’ufficio inquirente non procede per pregiudizi ideologici e che ogni pista, se sorretta da elementi probatori, viene valutata. Nel corso dell’audizione De Luca afferma: «I principali disastri giudiziari recenti commessi per inesperienza o inadeguatezza sono connessi ad una scorretta gestione dei collaboratori di giustizia e quindi si sarebbero potuti evitare». E affonda: «La figura di Alberto Lo Cicero ricorda assolutamente quella di Vincenzo Scartino, protagonista del depistaggio delle indagini sull’attentato al giudice Borsellino». Il magistrato sottolinea che la procura nissena non attribuisce credibilità alla pista nera proprio per l’inattendibilità delle fonti su cui si fonda: «Le dichiarazioni di Lo Cicero sono carta straccia», dice De Luca, ricordando che «come scrissero i giudici già nel ’95 ha mentito sulla sua appartenenza a Cosa Nostra, per cui tutto quello che sostiene di avere appreso dagli uomini d’onore è totalmente falso».
Analogo giudizio viene espresso su Maria Romeo: le sue dichiarazioni, avendo come fonte quelle di Lo Cicero, «sono false». Il procuratore richiama anche il tema più generale della gestione dei collaboratori: «Ci sono pentiti che funzionano come jukebox e tendono ad assecondare i magistrati – ha aggiunto – la gestione dei collaboratori è un tema molto complesso». Pur respingendo le ricostruzioni basate su queste testimonianze, De Luca ribadisce che la procura non esclude in astratto alcuna ipotesi: la pista nera non è ritenuta fondata allo stato degli atti, ma l’approccio resta quello di seguire le prove e non le suggestioni. Alle parole del procuratore seguono reazioni politiche. Il capogruppo di Forza Italia Maurizio Gasparri parla di una «analisi puntuale, lucida, impietosa» e sostiene che De Luca abbia «demolito le fandonie sulle “piste nere” in materia di stragi mafiose», dunque puntando il dito sulla trasmissione Report di aver utilizzato «fonti inattendibili». Per Gasparri, l’audizione avrebbe «ridicolizzato i racconti diffusi da Mondani e da Ranucci». Sulla stessa linea anche gli altri componenti di Forza Italia in Commissione Antimafia, secondo cui l’audizione «chiarisce in modo definitivo l’inconsistenza di tutte quelle ricostruzioni».
Anche Fratelli d’Italia interviene con il senatore Raoul Russo, che afferma come De Luca abbia «messo un punto definitivo sulle voci relative alla cosiddetta “pista nera”», smontando «punto per punto, le ricostruzioni fantasiose diffuse dalla trasmissione Report». La presidente della Commissione, Chiara Colosimo, sottolinea invece il metodo di lavoro: «Falcone e Borsellino ci hanno insegnato un metodo e il metodo è seguire i fatti, non le teorie». E osserva che il lavoro della Commissione «va nella direzione giusta», con l’obiettivo di arrivare almeno a «una verità storica» sulle stragi.