Tra gli ospiti di Lilli Gruber a Otto e Mezzo anche Piergiorgio Morosini, il presidente del Tribunale che ieri ha condannato l'Italia a risarcire la Sea Watch 3. "Come responsabile del tribunale di Palermo ho sentito il dovere di intervenire per difendere l'operato di una magistrata che ha emesso una decisione dopo il regolare contraddittorio delle parti, verificando tutta la documentazione che gli è stata portata e motivando in maniera seria. Un provvedimento che, voglio sottolineare, non ha nulla a che vedere con gli interventi in materia di sicurezza e neppure con la vicenda dello speronamento della motovedetta della guardia di finanza".
Per la toga "si tratta di un provvedimento di risarcimento del danno perché un sequestro che era diventato inefficace non ha comportato l'immediata restituzione di una nave che è stata restituita dopo cinque mesi e per tenere la nave nel porto ci sono state delle spese, come l'acqua e la benzina per riattivare il motore, e questo ha portato alla decisione". Insomma, a suo dire "non c'entra assolutamente niente con i soccorsi nel mediterraneo. In quel processo la Sea Watch chiedeva anche il risarcimento per il danno d'immagine, per il trattenimento della nave e per la mancata operatività della nave per i soccorsi nel Mediterraneo. Quella richiesta è stata rigettata dal giudice perché ritenuto che non vi fossero le prove. Un provvedimento, come tale, naturalmente può essere criticato, può essere soprattutto impugnato nelle sedi proprie, ma l'operato di quel magistrato andava difeso perché non ha nulla a che vedere con le considerazioni che sono state fatte in materia di politica dell'immigrazione, sicurezza e altri temi molto delicati e molto importanti, ma che non c'entra nulla con questo processo."
E ancora tirando in ballo Giorgia Meloni e ministri: "Il governo italiano e tante altre democrazie occidentali in questo momento devono affrontare questioni riguardanti i flussi migratori, la difesa dei confini, la sicurezza, il trovare un lavoro ai migranti, l'integrazione, l'integrità collettiva; quindi ho massimo rispetto per le decisioni del Parlamento e del governo questa materia. Osservo che in questi casi, essendo noi una democrazia costituzionale, gli interventi devono avvenire sempre all'interno di una cornice di rispetto della Costituzione e delle norme europee. In alcuni casi i magistrati sono portati a verificare questo rispetto se interpellati da singoli privati o da gruppi di cittadini. Quelle decisioni sono ovviamente sempre impugnabili o criticabili, ma l'esercizio del diritto di critica passa per l'indicazione di un passaggio contraddittorio, per l'indicazione di una norma che doveva essere applicata e non è stato fatto. Mi sembra che in questo dibattito non ci siano considerazioni di questo tipo. Ogni giorno sforniamo provvedimenti in materia di sicurezza, immigrazione e criminalità organizzata. Queste considerazioni che vengono fatte, soprattutto durante una stagione di referendum, non aiutano a far capire qual è la vera posta in gioco di queste novità costituzionali, che andrebbero forse spiegate più nel merito. Dare l'etichetta di 'politicizzati' o commentare certe pronunce in questo modo non aiuta un dibattito costruttivo su queste riforme, di cui in questo momento c'è grande bisogno nel Paese perché molti cittadini sono disorientati e vogliono capire su cosa devono votare".