Roberto Saviano torna ad attaccare l'Inter. "Quando sento politici navigati dire che il calcio è solo calcio, oppure che un cartellino è solo un cartellino, penso: siete seri o ci state prendendo in giro? Dopo il mio post sulla dirigenza dell'Inter, conseguenza delle controversie sorte durante la partita di calcio Inter-Juve del 14 febbraio scorso, è intervenuto il senatore Walter Verini, in qualità di coordinatore del comitato Ultra e Criminalità in Commissione Antimafia. E proprio per questo suo ruolo, solo per questo, ho deciso di rispondergli perché le sue parole sono inaccettabili".
L'autore di Gomorra se la prende con il senatore del Partito democratico a cui "ho deciso di porgli pubblicamente una domanda a cui spero voglia rispondere. Rispondere con la stessa solerzia che lo ha portato a commentare le mie parole. E spero anche che lo faccia nella maniera più onesta possibile e per onorare il ruolo che ricopre in Commissione Antimafia. Premessa necessaria: quando si tocca il calcio e il tifo, bisogna ricordare che l'Inter è vittima. I suoi giocatori, i suoi tifosi lo sono. Ma non la sua dirigenza, che invece era del tutto compromessa dalla sudditanza della quale parla la sentenza di condanna emessa lo scorso dicembre nell'ambito della cosiddetta inchiesta Ultra. 'Sudditanza', viene scritto negli atti, 'sudditanza della dirigenza agli Ultra'".
Ora, prosegue Saviano, "come sia potuto accadere che quella dirigenza sia rimasta al suo posto è stato per me per lungo tempo un mistero. Ma la leggerezza delle valutazioni di Verini, che ripeto ha un ruolo in Commissione Antimafia, mi ha chiarito il contesto. Perché a inseguire fantasmi si finisce per perdere di vista la realtà della sua drammaticità. Senatore Verini, le chiedo quindi: quale società i cui vertici hanno avuto contatti con soggetti pericolosissimi può consentirsi, dopo aver ammesso di non aver denunciato e dopo aver patteggiato con la giustizia sportiva, a quale dirigenza viene permesso di lasciare quegli stessi vertici al loro posto? Questa inerzia ha determinato due effetti gravissimi. Da un lato non si capisce come si possa dire a un 'povero cristo' — esempio un piccolo imprenditore privo di ogni tutela da parte dello Stato — di denunciare le organizzazioni criminali, se poi si stendono tappeti rossi a chi non ha fatto, potendolo, nulla".
E ancora: "A chi, potendo ottenere protezione e sostegno, invece è stato zitto, senza denunciare, senza muovere un passo. Dall'altro lato, questo maldestro mettere la polvere sotto il tappeto ha del tutto distrutto l'immagine del calcio italiano. E quindi sponsor che in altre leghe se la sarebbero data a gambe levate al cospetto di una situazione tanto grave, continuano a foraggiare le azioni di una dirigenza completamente compromessa".
"Non è mica un caso - dice ancora- che le milizie libiche e le loro squadre di riferimento vengano a giocarsi i play-off del loro campionato in Italia. Questa è l'attuale attrattività del nostro calcio, incapace di riformarsi per darsi una nuova dignità. Questa è l'Italia oggi: un paese stanco della lotta alla cultura mafiosa, e le sue parole ne sono la dimostrazione. Poiché anche attraverso il calcio abbiamo finito per sdoganare la presenza mafiosa nel nostro paese". "Non era solo un cartellino - insiste -, senatore Verini, ma un intero campionato falsato nei suoi presupposti etici e che, fin quando quella dirigenza rimarrà al suo posto — la dirigenza dell'Inter — non recupererà mai la dignità essenziale per costruire un esempio virtuoso per la società nel suo complesso e, in special modo, per le cittadine e i cittadini di domani, per i ragazzini che hanno eletto il calcio come sport del cuore".
La risposta di Verini non si è fatta attendere: "Il Comitato in Antimafia che si occupa di queste cose se ne occupa e credo stia facendo un lavoro significativo. Senza sovrapporsi al lavoro delle Procure. Che hanno emesso sentenze importanti, anche di condanna per responsabili di omicidi. Sono state le audizioni delle autorità giudiziarie a darci un quadro attuale di 'piena collaborazione' con le società stesse ( precisi riferimenti alle due milanesi) per contrastare delinquenza fuori e dentro gli stadi. Sono state le audizioni di Presidenti, Assocalciatori, tanti altri organismi a confermare questo quadro di iniziative di prevenzione e contrasto. Speriamo che queste cose e questi primi passi di 'buone pratiche' si consolidino, anche nello sport semiprofessionistico. Quello che vediamo, però, ci porta a ribadire: quel cartellino giallo non può autorizzare a paragonare San Siro a Gomorra".