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Francesca Albanese, intimidazioni e insulti a FdI: vietato raccogliere firme contro di lei

di Lorenzo Cafarchio giovedì 26 febbraio 2026

3' di lettura

La petizione contro Francesca Albanese non s’ha da fare. I pro-Pal hanno detto no, l’ennesimo di una fila interminabile di negazioni. Contesto. A Bari lo scorso 4 agosto il Comune ha conferito, per volontà del sindaco Pd Vito Leccese, alla relatrice speciale Onu per i territori palestinesi occupati le chiavi del capoluogo pugliese. Un gesto che fin da subito ha spaccato in due la città, data la chiara natura divisiva della Albanese. «Questo è un gesto simbolico», dichiarò durante la cerimonia il primo cittadino, «per affermare che Bari è al suo fianco contro le sanzioni statunitensi che la stanno colpendo».

Stacco. Passano i mesi, ma la diatriba prosegue. Così i giovani militanti di Gioventù Nazionale, costola studentesca di Fratelli d’Italia, decidono di organizzare una raccolta firme contro l’onorificenza attribuita alla giurista irpina. Fino a prova contraria, direte, è ancora possibile esprimere il proprio dissenso. Posizionarsi in contrasto con la scelta del sindaco dem. E così gli attivisti di Gn si mettono all’opera e presso la segreteria dell’europarlamentare di Fdi, Michele Picaro, sabato scorso iniziano la campagna per chiedere la revoca dell’onorificenza. L’attività inizia e con essa anche il solito vociare e gli schiamazzi. Oltre una ventina di pro-Pal con bandiere palestinesi e il solito corredo arrivano davanti al luogo dell’iniziativa e partono con il loro repertorio di insulti e maldicenze, il tutto atto a sabotare la proposta. «Una cosa inaspettata», ci racconta proprio l’esponente del partito della Meloni, Picaro.

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«La Albanese non ha nessuna attinenza con la città e quindi i ragazzi di Gn hanno provveduto a organizzare l'iniziativa. Mi sono allontanato qualche minuto dalla mia segretaria, quella mattina, e ho iniziato a ricevere messaggi e telefonate che mi raccontavano di una situazione diventata, diciamo, particolare». Cioè? «I pro-Pal asserragliati davanti ai miei uffici che inveivano contro le persone offendendo tutti con il solito registro ovvero dando del fascista ai presenti». La situazione è proseguita per ore. «Precisamente un paio volevano che reagissimo. Il mio terrore, infatti, era che si cadesse nelle provocazioni. Uno di loro cercando di entrare dentro la mia segreteria ci ha insultato per scatenare la nostra reazione».

Scene viste e riviste nel silenzio della sinistra istituzionale. «L’ho definito un attentato alla democrazia», ci dice ancora Picaro. «Sono gli stessi che occupano abusivamente la caserma Rossani di Bari, in perfetto stile Askatasuna». Segnali da parte del sindaco barese nessuno. «Il mio sconforto arriva proprio dal non aver ricevuto neanche un messaggio dal primo cittadino. Ora è evidentemente concentrato sulla toponomastica. Vuole cambiare la denominazione di Piazza Vittorio Emanuele III, perché richiama troppo al fascismo, in Piazza Pertini».

In quei minuti, nei quali succedeva tutto quello che vi abbiamo raccontato, Leccese dialogava con il filosofo Luciano Canfora in una conferenza dal titolo “L’antifascismo oggi. Perché i dem devono vigilare e i mussoliniani sono ovunque”. Così Canfora ha asserito che l’ideologia fascista «può declinarsi in forme diverse e indurre nuove leve giovanili a schierarsi, in nome di queste tenaci maniere di concepire o respingere la convivenza umana». Meno male che c’è la liberticida convivenza che risponde all’antifascismo. Intanto l’europarlamentare Picaro rilancia. «Porteremo la raccolta firme in ogni municipio di Bari». Con buona pace degli adepti della Albanese.

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