“Caro ignavo, sua indolenza eminentissima, cugino primo dell’astenuto e parente alla lontana dell’assente ingiustificato. Tu che dici, non vado a votare, tanto per me sono tutti uguali. Dante, non ti ha nemmeno messo nell’inferno, ma nell’anti-inferno, nell’indifferenziato, dove stanno quelli che non prendono mai una posizione, i vili, per paura o indifferenza, i finti tonti e i paraculi”. Luciana Littizzetto non le ha mandate a dire. Nella sua consueta letterina scritta per il pubblico di Che Tempo Che Fa, la comica torinese ha invitato tutti gli italiani a recarsi alle urne per votare al referendum sulla giustizia. O meglio, ha insultato chi legittimamente sceglie di non recarsi al seggio.
“Tu che non giri la ruota, non apri il pacco, non sapresti nemmeno scegliere tra lascia o raddoppia - ha proseguito la Littizzetto -. Tu che, come direbbero in Francia, te ne sbatti il ca**o. Io ti conosco, sei quello che nelle chat di gruppo non risponde, ma legge tutto. Quello così pavido che non ha nemmeno le spunte blu su WhatsApp, figurarsi l’ora dell’ultimo accesso. Io non odio nessuno, però gli ignavi come te mi stanno veramente sulle palle. E sai perché? Perché tu non ti esponi mai per non rischiare, per non avere problemi, lasciando gli altri il compito di fare qualcosa, salvo poi lamentarti in continuazione perché le cose non vanno come vuoi tu”. Una colata d'insulti, insomma. E nel mirino, si suppone, potrebbe esserci proprio il potenziale elettore del "No" che sceglie di non votare. Questo perché è lecito ipotizzare che Lucianina, considerata la sua fede politica, abbia scelto proprio il "No".
Tant'è, la sua intemerata della domenica sera proseguiva: "Io voto perché prima di esportare la democrazia in casa ad altri vorrei godermela in casa mia. Io voto perché voto già ogni cosa, Sanremo, X Factor, The Voice, la qualità dei ristoranti, persino la pulizia dei cessi degli autogrill. Non capisco perché non debba votare anche per la giustizia del mio paese. O voto perché per me non è un dovere ma un privilegio. Io voto perché con la fatica che faccio tutte le volte per ricordarmi dove ho messo la scheda elettorale almeno la uso. Io voto perché nel mio voto c’è quello delle milioni di donne nel mondo che non possono ancora votare", conclude Littizzetto.