Fatica a non gongolare, Marco Travaglio. Il direttore del Fatto quotidiano, ospite di Lilli Gruber a Otto e mezzo, cerca di mantenere un contegno ma a La7 il clima è di festa grande. Poche ore prima, il No ha vinto il referendum sulla giustizia e in studio, da Massimo Giannini alla stessa padrona di casa, è un alternarsi di commenti entusiasti, sospiri di sollievo e profezie catastrofiche su Giorgia Meloni e il governo di centrodestra.
Travaglio, in collegamento, ascolta in silenzio. La bocca si increspa in quello che sembra un sorriso, lo sguardo sornione osserva Italo Bocchino, direttore editoriale de Secolo d'Italia, battersi come al solito da solo nella gabbia. L'ex An sostiene che la vittoria del No nasca "una menzogna", cioè il fatto che con il Sì la magistratura sarebbe stata assoggettata alla politica. Una balla a cui avrebbero abboccato i giovani, il cui impatto sul voto è stato decisivo.
Quando tocca a lui, infine, parte in quarta. "Ha vinto la Costituzione che ha evidentemente dei santi in paradiso. Ogni volta che viene minacciata scatta una specie di valvola di sicurezza, una provvidenza laica da territori inesplorati che sfuggono anche ai sondaggisti. La maggioranza silenziosa degli italiani quando qualcuno cerca di non di ritoccare ma di stravolgere i principi della Costituzione si precipita a difenderla. Hanno vinto i cittadini che hanno votato no a questa schiforma, e anche chi ha votato sì perché non aveva capito. Anche loro hanno scampato un bel pericolo. Ha vinto quella parte dei magistrati, non tutti, che non solo predicano l'indipendenza ma la praticano".
"Penso a Gratteri, a Di Matteo, a quelli come loro che si sono esposti e presi insulti di ogni genere. E poi ci sono altri vincitori che non cito perché sono una persona elegante". Alla faccia dell'eleganza.