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Referendum, il post-choc della toga di Cassazione: "Imbarazzanti, andate via"

martedì 24 marzo 2026

2' di lettura

I sostenitori del "sì" si dimettano. Il motivo? Sono "imbarazzanti". A dirlo è niente di meno di Francesco Agnino, in servizio in Corte di Cassazione ed ex giudice civile e gip a Bari. A urne chiuse e vittoria del "No", il magistrato si è subito catapultato su Facebook, dove ha scritto: "È stato detto che i magistrati iscritti alle correnti avevano paura di perdere il potere, insensibili a qualunque cambiamento. Mi rivolgo ad alcuni avvocati e colleghi che hanno sostenuto il sì, dal mio angolo privilegiato della Corte di Cassazione, vi invito ad abbandonare la toga, non perché avete sostenuto legittimamente il sì, ma perché ho letto di vostri ricorsi o sentenze e l’aggettivo che meglio si attaglia è imbarazzanti". E ancora: "Il diritto e in alcuni casi la lingua italiana scorrono paralleli ai vostri scritti imbarazzanti. Solo per questo dovreste dimettervi o cancellarvi dall’ordine. E adesso è giusti togliersi qualche sassolino dalle scarpe".

Parole che hanno scatenato la reazione dell'avvocato Antonello Talerico (dello studio legale Talerico&Partners di Catanzaro). Il legale ha infatti inviato una lettera formale al ministro della Giustizia, Carlo Nordio, chiedendo subito provvedimenti. Per lui il post è "un episodio di eccezionale gravità che ha turbato profondamente la comunità forense e una parte significativa della magistratura nazionale".

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"La chiusura del post con l'espressione 'adesso è giusto togliersi qualche sassolino dalle scarpe' è la parte più inquietante dell'intera pubblicazione. Non si tratta di un commento innocente: è la dichiarazione esplicita di un proposito personale di rivalsa, formulata da un magistrato della massima giurisdizione del Paese all'indomani di una consultazione referendaria che ha diviso – per esplicita ammissione dello stesso autore – avvocati e colleghi". Insomma, "quel 'sassolino' di cui il dott. Agnino si è vantato di togliersi dalla scarpa, in un contesto di così alta tensione istituzionale, non può rimanere senza risposta. Il silenzio delle istituzioni sarebbe complicità". 

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