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Beatrice Venezi, assurde proteste alla Fenice: "Dimissioni!", "Non ci penso nemmeno"

di Susanna Barberini domenica 5 aprile 2026

2' di lettura

«Colabianchi dimettiti». Al Teatro La Fenice di Venezia, poco prima del concerto del Venerdì Santo diretto dal maestro Michael Hofstetter, il pubblico ha contestato ancora una volta il sovrintendente per via la gestione della vicenda di Beatrice Venezi, nominata alla direzione musicale contro il parere dell’Orchestra. Un singolo spettatore, appena entrati gli orchestrali, ha chiesto ad alta voce il passo indietro di Nicola Colabianchi provocando l’adesione di gran parte del pubblico, con applausi di sostegno alla richiesta e il lancio dai palchi dei volantini distribuiti prima dell’apertura del sipario dal Comitato Fenice Viva. «L’azione arrogante e autoritaria del sovrintendente sta compromettendo la Fenice. Continueremo a difendere il nostro teatro.

Chiediamo le dimissioni di Nicola Colabianchi», ha scritto il Comitato composto da storici abbonati e spettatori abituali, nato lo scorso settembre per sostenere la mobilitazione dell’Orchestra e del Coro contro alcune decisioni della Sovrintendenza, in primis la nomina di Beatrice Venezi come nuova direttrice musicale della Fenice a partire dal prossimo ottobre: scelta contestata da parte dei musicisti che ritengono il suo curriculum non all’altezza del prestigio dell’istituzione.

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Ma Colabianchi non ci pensa proprio ad abdicare, intenzionato a innovare e rilanciare l’istituzione veneziana nonostante tutto e tutti. «Le mie dimissioni sono escluse», ha commentato il sovrintendente spiegando che la sua nomina alla guida della Fondazione Teatro La Fenice «è nata da una visione chiara e condivisa: imprimere un cambiamento radicale e un nuovo dinamismo a una delle istituzioni culturali più prestigiose al mondo. Il lavoro svolto fin dal primo giorno del mio mandato segue esattamente questa direzione, con l’obiettivo di ampliare gli orizzonti artistici e garantire una gestione solida e proiettata al futuro».

Per Colabianchi tutte queste polemiche sono strumentali: non bisogna dimenticare che a maggio i veneziani sono chiamati alle urne per eleggere il nuovo sindaco. «Si tratta di attacchi che eludono sistematicamente il merito della gestione e dell’indirizzo artistico per spostarsi sul piano della polemica politica o personale. Proprio perché prive di fondamento tecnico e gestionale, tali istanze non sposteranno di un millimetro l’impegno della Sovrintendenza nel portare a compimento il mandato ricevuto», ha puntualizzato il sovrintendente. «Un mandato di rottura, finalizzato all’innovazione e al superamento di vecchi schemi, è per sua natura e premessa divisivo», ha ammesso Colabianchi spiegando che «ogni trasformazione profonda genera resistenze». «Tuttavia», ha concluso, «la bontà di un progetto di tale portata deve essere valutata esclusivamente sulla base degli esiti concreti e dei risultati che il Teatro otterrà nel medio e lungo periodo». Da parte sua Elisabetta Piccolotti di Avs ritiene la protesta del Venerdì Santo alla Fenice il segnale di una protesta politica diffusa che sta diventando generalizzata: «Il messaggio è chiaro: è tempo di cambiare e la pazienza è finita».

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