Doveva rompere l’assedio, breake the siege, ma l’ex piccola Greta Thunberg deve aver rotto altro, invero già l’anno scorso, quando durante la crociera estiva per Gaza i compagniflotilleros l’avevano invitata a cambiare barca, oppure si era rotta lei perché a bordo dell’ammiraglia “Family” c’erano troppi vip pro-Pal in un pollaio e la notorietà, a differenza del pollaio, non si condivide. Quindi era saltata sull’“Alma”, a fine viaggio abbordata da soldati israeliani che beffardamente le hanno offerto dell’acqua in una bottiglietta di plastica e col tappo che si staccava, non quello pensato dall’Europa per salvare il pianeta. Quest’anno Greta, per evitare casini che stando al New York Times a bordo già ci sono stati – ma sarebbero casini diversi, in stile “Love Boat” – ha scelto di non imbarcarsi, svolge la sua attività anti-occidente dalle banchine dei porti e guarda le navi con le bandierine palestinesi prendere il largo.
I motivi veri sono due: il primo è che da mesi i comunicatori della Global Sumud Flotilla – in mare e a terra sono decine – hanno scelto un nuovo volto per la loro campagna mediatica, ovvero lo stesso Thiago Ávila accusato di essere stato uno degli animatori delle calde notti sopra e sottocoperta. La diserzione di Greta poi, o l’esclusione, si spiega con le faide interne tra le varie anime degli attivisti, esplose già l’estate scorsa. Ovviamente la portavoce italiana della Flotilla, Maria Elena Delia, dà un’altra versione: «Con una lettera alcuni attivisti hanno spiegato tutte le loro perplessità, sono convinti che con il conflitto del Golfo in corso non sia il momento più adeguato per partire e che sarebbe meglio concentrare i propri sforzi su altri tipi di azioni. Sono perplessità», ripete Delia, «non contrasti». Ci ha convinti. E che non vi sia alcun contrasto lo si capisce chiaramente anche dal seguito: «La Flotilla in tutti questi mesi ha raccolto impegno e donazioni per uno scopo preciso, tentare nuovamente di rompere l’assedio. Cambiare tattica avrebbe significato tradire quel mandato».
E però noi ci avevamo sperato eccome che l’ex ambientalista convertitasi alla più in voga causa pro-Pal prendesse il mare. A marzo, di fronte alla stazione Termini e con di fronte nessuno se non quattro amici che filmavano col telefono, aveva rinnovato solennemente il suo pieno impegno a favore della causa. Accanto a lei, a sublimare l’evento, c’era il barese Tony La Piccirella, l’italiano più autorevole durante la prima tragicomica missione a cui ha partecipato anche un gruppo di parlamentari di Pd, Avs e della Bonelli&Fratoianni. A quel punto la nostra speranza è diventata una certezza: ha fatto una conferenza stampa con Tony La Piccirella, Greta si imbarca di sicuro! E invece no. I piani della Thunberg sono cambiati e fatichiamo a darci pace, soprattutto perché l’altro giorno quando l’abbiamo vista arrivare al porto di Cetraro, nel Cosentino, dove si stavano preparando altri barchini pro-Pal, in noi si è riaccesa una fiammella.
Un centinaio di attivisti si sono precipitati da tutta la Calabria per vedere da vicino l’ex ambientalista con la kefiah, protagonista di innumerevoli Fridays for Future, che altro non erano o non sono (non sappiamo se esistano ancora), dei venerdì per marinare la scuola. Cetraro, meraviglioso angolo del Sud, è famoso anche per i suoi peperoni piccanti di forma oblunga, le vajanelle, ma tra i cetraresi vanno forte pure i piparielli, dei peperoncini piccanti. Certo, ora Cetraro è diventata importante anche per la presenza di Greta.