"Sono serena. Sto ricevendo migliaia di messaggi, mail, commenti social. Un'ondata di affetto dall'Italia e dall'estero perché la notizia è esplosa nel mondo". Beatrice Venezi commenta così i giorni che seguono il suo licenziamento dal Teatro La Fenice di Venezia. Licenziamento annunciato dal Sovrintendente Nicola Colabianchi, che ha comunicato di aver deciso di "annullare tutte le collaborazioni future con il maestro Beatrice Venezi". La decisione, ha spiegato in una nota, è "maturata anche a seguito delle reiterate e gravi dichiarazioni pubbliche del Maestro, offensive e lesive del valore artistico e professionale della Fondazione Teatro La Fenice e della sua Orchestra".
Il riferimento era a quanto detto dalla direttrice d’orchestra in merito ai posti alla Fenice che "si tramandano di padre in figlio". Accuse di nepotismo che però smentisce. "L'intervista alla Nacion (quotidiano argentino, ndr) parla chiaro. E poi vogliamo parlare della disparità di trattamento da parte della fondazione nei miei confronti? I dipendenti sono andati avanti per mesi con denigrazioni e diffamazioni, con il tacito consenso del sovrintendente", aggiunge in un'intervista al Corriere della Sera. Secondo Venezi Colabianchi, "ha concesso all’orchestra di fare una campagna di odio contro di me, con tanto di spillette e lancio di volantini, dando al mondo un’immagine scadente della Fenice. Hanno messo in discussione la mia competenza, il mio talento, il mio percorso".
Già dal settembre scorso l'orchestra e il coro erano infatti in stato di agitazione contro la nomina della direttrice d'orchestra perché giudicata con un curriculum non all'altezza. Eppure tutto - ricostruisce Venezi - è iniziato "dopo Sanremo. Prima di salire su quel palco nel 2021 ero stata osannata persino da Augias, che definì 'prezioso' il mio libro, salvo poi dopo il 2022 affermare in tv che non ero diplomata. Poi c’è stata la polemica sull’uso del termine maestro o maestra, la Boldrini mi ha attaccata e tutto ha preso una dinamica politica".