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Andrea Stricker: "Il regime iraniano non si liberalizzerà, ecco cosa diventerà"

di Costanza Cavalli sabato 20 giugno 2026

3' di lettura

Vicedirettrice del programma sulla non proliferazione della Foundation for Defense of Democracies, il think tank di Washington dove segue da anni gli arsenali atomici di Iran, Russia e Cina, Andrea Stricker conosce il dossier iraniano dalla radice tecnica: centrifughe, cascate, grammi di uranio. È da quel punto di vista che guarda all'intesa e ne individua le falle.

1. Donald Trump parla di vittoria, ma qual è l'unico punto non negoziabile dei 60 giorni di trattative: l’arricchimento zero, le scorte o una reale pressione su Hormuz?

Non negoziabili sono il transito libero nello Stretto e solide restrizioni nucleari. L'Iran deve esportare o distruggere tutti i 9.000 chilogrammi di uranio arricchito, non solo il materiale altamente arricchito; fermare l’arricchimento e riprocessamento del plutonio necessario per il nucleare; smantellare impianti e infrastrutture; dichiarare l'intero programma, comprese le passate attività militari, e farlo verificare all’Agenzia internazionale dell’energia atomica, con accesso senza vincoli ai siti, inclusi quelli militari. È preoccupante che l'amministrazione Trump appaia aver ceduto sulle condizioni più stringenti.

2. Il memorandum riapre lo Stretto senza un controllo vincolante. È una concessione travestita da cessate il fuoco, che consegna a Teheran una leva coercitiva ricorrente?

Gli Stati Uniti devono predisporre subito opzioni per riaprire lo Stretto con la forza se l'Iran tentasse di nuovo la chiusura come leva negoziale. Devono incoraggiare l’ampliamento e la costruzione di oleodotti e gasdotti alternativi per alleggerire la dipendenza dei mercati energetici dal Golfo. Solo così Washington potrà neutralizzare immediatamente simili restrizioni e togliere all’Iran la possibilità di usare il choke point in futuro.

3. La sequenza - cessate il fuoco e soldi subito, nucleare dopo - premia le tattiche dilatorie iraniane?

Un aspetto positivo è che l'accordo premierà solo passi concreti: se Teheran non li compirà, resterà sotto una pressione economica severa e crescente. Le vendite di greggio ai clienti storici, come la Cina, avranno solo una deroga temporanea. Il regime ha bisogno di sollievo economico, ma resta da vedere se farà le concessioni necessarie: può tentare di sopravvivere, non di prosperare, e il dissenso interno crescerà.

4. Senza obbligo di ripristinare le ispezioni, un accordo a 60 giorni è verificabile?

È una carenza grave: durante i 60 giorni non vi sarà alcun obbligo di ripristinare l’accesso dell’Aiea, vincolante per tutti gli Stati del Trattato di non proliferazione nucleare. L’Iran può insistere su continue proroghe ed eludere questa responsabilità basilare.

5. Se le scorte di uranio arricchito venissero lasciate sepolte sotto gli impianti nucleari sarebbero una minaccia congelata o una pistola carica?

Il percorso verso la bomba è stato rimandato dai sei mesi necessari per costruire un ordigno rudimentale a circa due anni e mezzo o più: si è allungato il tempo di breakout (l’intervallo che servirebbe all'Iran per accumulare l'uranio sufficiente per una bomba, ndr). Restano le criticità: l’accesso ai siti danneggiati, eventuali scorte segrete di centrifughe avanzate, tunnel sotterranei come Pickaxe Mountain, dove l’Iran potrebbe costruire un nuovo impianto. Washington e Gerusalemme dovranno adattarsi e continuare a individuare e impedire le attività illecite iraniane.

6. Una teocrazia ferita e sotto pressione si liberalizza o serra i ranghi?

Il regime sopravvissuto non si liberalizzerà e diventerà più draconiano: farà tutto il possibile per ricostruirsi militarmente, finanziare i proxy e prepararsi al prossimo conflitto con Stati Uniti, Israele e i Paesi del Golfo. Che le fratture siano già aperte lo dicono i cori dei falchi contro Araghchi e Ghalibaf davanti al ministero degli Esteri, il 13 giugno, proprio per via dell'accordo.

7. Sul piano interno, quanto paga dichiarare "siamo sopravvissuti agli americani e ci siamo fatti pagare"?

La popolazione resterà il tallone d'Achille del regime, ed è una vergogna che l'accordo non imponga alcun cambiamento di condotta verso i cittadini. Il regime reprimerà con maggiore durezza, ma gli iraniani sono un popolo resiliente e non tollereranno ancora a lungo questo governo.

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