Angelo Bonelli, lo stesso che in parlamento agitava i sassi dell’Adige; quello che alla Camera s’è messo a cantare “Il ragazzo della via Gluck”; il Bonelli che s’è fatto una canna in un podcast; che in tivù all’“Aria che Tira” non ha trovato l’Egitto sulla cartina e non perché l’avesse rubato David Parenzo; lo stesso capo degli ambientalisti che non capisce il funzionamento degli aiuti di Stato per l’ambiente; il Verde che s’è commosso mentre annunciava la candidatura di Soumahoro; il medesimo Bonelli che ha portato al parlamento europeo Ilaria Salis sottraendola al processo in Ungheria, ecco Bonelli sostiene che «Giorgia Meloni ha fatto perdere la dignità all’Italia e dovrebbe farsi da parte». Bonelli ritiene che «la dichiarazione di Trump», la fantomatica supplica della premier per avere una foto con lui, «è la conseguenza della politica di subalternità con cui Meloni ha costruito il rapporto col presidente Usa». Bonelli continua dicendo che lui si vergognerebbe tanto «dopo questa figuraccia», ma non parla di sé altrimenti avrebbe usato il plurale. La sinistra è in festa perché finalmente ha trovato il federatore del campo largo: ha 80 anni, il ciuffo arancione, gioca a golf, ha delle tenute di lusso ma non a Capalbio, parla inglese e per questo lo capisce solo la Schlein che ha studiato lingue nelle scuole dei ricchi – la Schlein però in italiano la capiscono in pochi – e questo federatore è pure il presidente americano. Va da sé che l’eventuale indicazione del premier sulla scheda elettorale è cosa fatta.
IL VECCHIO AMICO
Non ci sarà scritto “Giuseppi”, come Donald chiamava Conte alla stregua di un personaggio della commedia all’italiana. Poco male per il leader M5s che s’è tolto il peso della sfida con Elly e prima finge di difendere Meloni, afferma che «l’Italia non merita di ritrovarsi così platealmente mortificata» – ma non parla dei banchi a rotelle – aggiunge che «è inaccettabile che un nostro alleato si permetta di parlare così dei vertici istituzionali», e però – ecco l’attacco – spera «che si apra una riflessione per trarre insegnamento dall’accaduto. La rincorsa a foto e prefazioni di libri non può prevalere mai sul nostro interesse nazionale». S’è dimenticato della «rincorsa» di alcuni suoi deputati per farsi fotografare con Mohammad Hannoun, il quale poi sfortunatamente è stato incarcerato con l’accusa di essere il finanziatore in Italia di Hamas.
Ancora Conte: «Non possiamo permetterci un premier fan di un capo di uno Stato estero». Parlano tutti e lo fa pure l’eurodem Matteo Ricci: «Alla Meloni presidente del Consiglio va la mia solidarietà. Alla Meloni leader, quella che molti definiscono politica di razza, nessuna solidarietà». Tocca a Nicola Fratoianni: «Non so se essere più preoccupato per un Trump ormai senza freni o per la credibilità pari a zero di Meloni a livello internazionale». Disse il segretario di Sinistra Italiana, ex comunista, che in parlamento finora ha preso un milione di euro, il cui reddito si somma a quello della moglie casualmente finita tra la manciata di deputati del partito, gli stessi compagni, marito e moglie, che girano sulla Tesla. Di nuovo un dem, il senatore Graziano Delrio: «È evidente che il ponte che con gli Usa millantato dalla destra non esiste».
Attenzione, irrompe Magi, inteso come Riccardo leader di +Europa, partito che è rimasto escluso dall’Europa per mancanza di voti: «Che aspetta Meloni a schierarsi con decisione con l’Ue?». Uno dei pochi a non volere Trump come federatore è il capo di Azione Carlo Calenda: «Trump è un mentitore seriale, non credo che Meloni abbia implorato». Il difensore, pardon la difensora delle donne, Laura Boldrini, se ne esce così: «Faccio mia la solidarietà di Mattarella, ma la presidente del Consiglio smetta di inseguire Trump, fa il male dell’Italia». Tornano i 5Stelle, tragicomici (pure) su X: «La differenza tra un vero leader e una premier che si fa baciare in testa da Biden e che elemosina foto a Trump, umiliando l’Italia. Meloni tolga il disturbo, ora tocca a noi!». Il Caro Leader, scusate il vero leader è Conte.
LA SEGRETARIA DEM
Fino a sera Elly non parla. Quando lo fa esprime solidarietà pelosa e poi attacca: «Non accettiamo insulti rivolti al governo e continuiamo a difendere le istituzioni italiane. Ci aspettiamo però che cominci a farlo di più la destra di questo Paese e capisca quanto è stato sbagliato l’atteggiamento remissivo nei confronti di Trump».
È il turno di Ilaria Salis: «Il nostro governo è totalmente subalterno e succube degli Usa, fino al punto di rendersi ridicolo». E se lo dice Ilaria Salis...