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Maria Rosaria Boccia a processo per gli audio rubati di Sangiuliano e la moglie

di Pietro Senaldi sabato 4 luglio 2026

3' di lettura

Ha giocato d’azzardo e ha fatto poker, ma non è proprio il caso di gioire. Il poker che ha in mano Maria Rosaria Boccia è di quelli che ti rovinano. Da arma mediatica dell’opposizione contro l’esecutivo Meloni a collezionista di rogne giudiziarie, questa la sua parabola. Ieri è arrivato il quarto processo a suo carico, imputata per interferenze illecite nella vita privata in concorso con il giornalista Carlo Tarallo, direttore della testata on-line Antenna 24. A giudizio con incriminazione diretta, saltando l’udienza davanti al giudice preliminare; procedura insolita, ma è stato deciso così perché le prove sono schiaccianti.

Oggetto del reato è l’ormai famigerata telefonata nella quale l’allora titolare della Cultura, Gennaro Sangiuliano, confessava alla moglie, la giornalista Rai Federica Corsini, la relazione con l’imprenditrice campana, qualcuno la chiama ancora in questo modo. La conversazione era in viva voce, pare perché così pretese la Boccia, che avrebbe imposto al ministro di farla, ricattandolo, e l’ha registrata all’insaputa dei due coniugi. Risultato: gli affari privati di Sangiuliano e signora furono spiattellati in prima serata proprio sulla tv pubblica, a Report, dal collega della Corsini, Sigfrido Ranucci, ai tempi in confidenziale contatto con Maria Rosaria.

Il mezzobusto Rai è stato archiviato, perché la Procura fece prevalere il diritto di cronaca e stabilì che il grande segugio dell’informazione non poteva immaginare che la telefonata era stata carpita in una dimora privata. Eh già, chiamate simili si fanno normalmente in piazza e si materializzano sul tavolo dei giornalisti giusti come regali sotto l’albero, portate da Babbo Natale.

POSIZIONI DIVERSE

A Tarallo, che diversamente da Ranucci non è un simbolo del giornalismo anti-meloniano, è andata meno bene. La sua vicenda non finirà a tarallucci e archiviazione, perché quando ha mandato in onda la telefonata rubata, già si sapeva che era stata registrata a tradimento in una casa privata. Quanto a Boccia, la Procura di Roma ha ritenuto debole la sua difesa, incentrata sul fatto che lei avrebbe condiviso la chiamata, già trasmessa da Report, ma non l’avrebbe diffusa. Già, chissà com’è arrivata dal suo telefonino alle redazioni dei giornali...

Da rilevare come più il profilo penale della Boccia si complica, meno la stampa antigovernativa si interessa di lei. Quando, nell’estate di due anni fa, attentò alle virtù di Sangiuliano, la pompeiana, appellativo dovuto alla sua città d’origine e al colore delle sue labbra, era la regina delle tv, la stampa se la litigava, il Corriere della Sera arrivò a consacrarle tredici pagine, più di quelle dedicate all’Ucraina nel giorno dell’invasione da parte della Russia. Ovvio, poteva far cadere il governo e realizzare il sogno dell’intero mondo progressista. Oggi non se la fila più nessuno, e per lei è meglio così: le notizie che la riguardano vengono trattate meno del minimo indispensabile.

Desaparecida a mezzo stampa. Eppure, di cose da dire e ricordare in merito a Maria Rosaria ce ne sono parecchie. Sempre a Roma, il 6 ottobre, inizia il processo principale a suo carico, che la vede imputata di stalking aggravato, violenza privata (la famosa ferita sulla testa del ministro) e intromissione nella vita privata altrui. A queste contestazioni si aggiungono la truffa ai danni dello Stato (a causa del curriculum falsficato presentato al ministero) e la querela per diffamazione presentata dell’allora capo di gabinetto, che Boccia avrebbe insultato perché contrario ad affidarle una consulenza.

ALTRI PROCEDIMENTI

Ci sono poi altri due procedimenti, minori e non riguardanti la vicenda Sangiuliano ma non secondari. A Napoli la pompeiana è accusata di plagio per aver copiato il 91% della sua tesi di laurea, attestando invece che il materiale era originale. Siamo all’avviso di conclusione indagini recapitato. A Pisa invece, proprio all’inizio di questa settimana, c’è stata un’altra tappa del giudizio che vede Boccia accusata per truffa aggravata per trentamila euro. La donna avrebbe proposto un finto affare immobiliare a un suo conoscente. Le famose attività imprenditoriali di Maria Rosaria...

E chissà se anche qualcuno tra gli esperti cronisti di razza che hanno scambiato questa donna per una vittima anziché per il carnefice, le farà causa per essere stato ingannato e per aver fatto, per colpa sua, la figura del fesso e di quello pronto a tutto pur di attaccare il governo. Sarebbe pokerissImo, ma è improbabile che chi bluffa, poi vada al “Vedo”.

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