Ei fu. In Rai nessuno ha intenzione di seppellire Report, se non forse il suo conduttore, Sigfrido Ranucci, che sta annegando in un bicchiere d’acqua, dimenandosi per sprofondare meglio anziché stare fermo in attesa di tornare a galleggiare. Il vicedirettore della Rai probabilmente ha perso la testa. Del resto, già se ne erano avuti evidenti segnali quando si era rivenduto su Mediaset il falso scoop del ministro della Giustizia ospite nel ranch di Giuseppe Cipriani in Uruguay.
«Sospendere le repliche estive della mia trasmissione significa sospendere la qualità del lavoro di una squadra e, soprattutto, la memoria di fatti importanti di questo Paese», protesta il Napoleone di Raitre, che si auto incorona storico e unico testimone del suo tempo. Anche meno, maestro. Primo perché nulla è davvero sospeso: le puntate di Report sono tutte consultabili su Rai Play in ogni momento e da chiunque; e sarà interessante vedere quali i telespettatori andranno a ripescare in questi giorni, e quanto. Secondo perché il solo responsabile di un’eventuale messa in discussione del lavoro del team di Sigfrido è Sigfrido stesso. Sono il suo amico e la sua fonte, mai rinnegata, ad averlo inguaiato e aver insinuato dubbi sul suo lavoro. Terzo perché il fango, che è sempre stato l’elemento principale con il quale Ranucci impastava i suoi killeraggi mediatici truccati da inchieste, resta nella memoria dei telespettatori, e magari ne sporca le schede elettorali, ma non costituisce la memoria del Paese.
AMICI-NEMICI
Guai a infierire adesso però; si rischierebbe di fare il verso a Ranucci, e il cra cra non ci si addice. È il momento della comprensione. Questa vicenda dell’attentato sta devastando il conduttore come una bomba a scoppio ritardato e bisogna capirlo, non può essere diversamente. Tanto era stato composto nel momento del pericolo, quando sia la sinistra sia la destra erano scese in piazza per manifestargli solidarietà, quanto è spiazzante oggi, forse perché si sente più in pericolo di allora, anche se non certamente fisico.
I primi a essere colti in contropiede sono quanti lo hanno sempre supportato. I partiti d’opposizione si limitano a difese d’ufficio, ma quando parlano in confidenza confessano che «è una vicenda paradossale, che non era immaginabile e, più inquietante, che nessuno può immaginare dove andrà a finire». Ufficialmente l’ala sinistra del Consiglio d’amministrazione Rai vota contro la sospensione delle repliche estive di Report, ma poi si invola verso il mare per il fine settimana estivo. La coppia Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni parla di «sospensione sbagliata» e di «scelta pretestuosa, come se qualcuno non aspettasse altro per colpire», ma a guardarli bene i due avrebbero il preciso phisique du role per essere anche loro una fonte di Ranucci. Il responsabile della comunicazione del Pd, Sandro Ruotolo denuncia “la ritorsione», ma scorda che è stato suo fratello coltello, Guido, « presentare al conduttore Rai il suo assassino, Valter Lavitola. Sotto sotto però, amici di facciata e compagni di battaglia, che sono sempre un po’ invidiosi del successo dei compagni di cordata, ci tengono a precisare che «Sigfrido ha fatto una grande cavolata a legarsi a quel personaggio e adesso... chissà se riuscirà a tenere la conduzione».
Sono in tanti pronti a prendere il suo posto, e che perciò preferiscono tacere adesso. Per uno di quei paradossi solo apparenti del mondo del giornalismo, chi può aiutare oggi Ranucci sono proprio quelli che lui ha sempre attaccato a testa bassa e continua ad attaccare, ovverosia i vertici della tv di destra. Non certo gli amici, preoccupati in queste ore di non farsi immischiare; anche perché, chissà cosa può uscire dall’imprevedibile bocca dell’indagato Lavitola.
“PARTE LESA”
La sospensione estiva è stata decisa per salvaguardare il marchio “Report”, patrimonio pubblico della Rai e non privato di Ranucci, da speculazioni e ironie fin troppo facili di questi tempi. Il tempo che l’azienda si è dato è lungo, la trasmissione è attesa per novembre e già si stanno preparando le prossime puntate. Non sarebbero male anche un paio su chi è davvero Lavitola e sull’attentato di Pomezia, magari senza cercare di incolpare il deputato di Fdi Gimmi Cangiano, se la curiosità del cronista non viene scambiata per pressione o ingerenza. Al momento, salvo imprevedibili, ma a questo punto non troppo stupefacenti, sviluppi dell’inchiesta, in autunno al timone ci sarà sempre Sigfrido, che è bene ricordarlo resta “parte lesa”.
Certo, che significa parte lesa? A Gennaro Sangiuliano, tanto per citare uno degli obiettivi preferiti di Report, essere parte lesa non bastò a salvare la poltrona; anzi, l’essere parte lesa anche fisicamente, con un taglio sulla testa, fu motivo di presa in giro dell’ex ministro, non di comprensione. Molto comprensivo fu Ranucci con Maria Rosaria Boccia, anche lei sua fonte, confidente di malevoli pettegolezzi sui colleghi e in grossi guai con la giustizia. Ma è un vezzo o un vizio quello di Sigfrido? Essere parte lesa non è un passaporto per la salvezza, se dall’altra parte della barricata ci sono censori del piglio del conduttore di Report, che ora deva augurarsi di non imbattersi in un suo alter ego.
E poiché il collega ci ha insegnato a ragionare per dubbi e informare per illazioni, val la pena ricordare che per lui un paracadute, in ogni caso, il prossimo anno è pronto ad aprirsi: una candidatura in Parlamento per M5S; c’è già il posto che lo aspetta in Commissione Vigilanza Rai. L’interessato ci sta lavorando? Non si trova altra spiegazione alla strategia di auto-martirizzazione che ha adottato da quando è scoppiata questa vicenda. Perché non scarica Lavitola? Teme che l’amico dica qualcosa? Perché parla tanto, quando la sorte delle sue vittime televisive dovrebbe avergli insegnato che il silenzio è d’oro? Ci vorrebbe una puntata estiva di Report per scoprirlo. Ma potrebbe condurla lui?