Accerchiato, Sigfrido Ranucci. L'inchiesta su Valter Lavitola e sull'attentato sta mettendo all'angolo il conduttore di Report. Il quale, secondo il Corriere della Sera, si sarebbe detto pronto a un passo indietro, nel caso in cui la sua squadra dubitasse di lui.
Lo spinoso caso tiene banco non solo in Rai. Da una parte c'è il giornalista e volto-simbolo della trasmissione d'inchiesta di Rai 3, dall'altra l'ex faccendiere Lavitola. I rapporti tra i due appaiono ormai compromessi e lo scontro prosegue a colpi di roboanti dichiarazioni. Ranucci ha ribadito la propria posizione spiegando: "Non cambio idea su Valter e non ci voglio credere: mi spiace per aver tirato in mezzo la vicenda del figlio malato alla radice della nostro legame, mi scuso". Lavitola, invece, ha replicato duramente: "Sigfrido dubita di me sono pronto a sputargli in faccia". Volano stracci, insomma.
Nel frattempo il caso ha avuto effetti anche sul programma. La Rai ha deciso di sospendere temporaneamente le repliche di Report, una misura definita cautelativa in attesa che la situazione si chiarisca. La nuova stagione non risulta comunque in discussione, mentre le attenzioni si concentrano soprattutto sulle possibili conseguenze per la guida della trasmissione.
Ma arriviamo al punto. All'indiscrezione dal maggior peso specifico. Secondo quanto riferito dal Corriere, Ranucci avrebbe contattato alcuni giornalisti della redazione, composta da circa quaranta persone, per parlare delle serpeggianti perplessità emerse nelle ultime settimane. In quel confronto avrebbe scandito, chiaro e tondo: "Se avete dubbi su di me sono pronto a un passo indietro".
I malumori, infatti, non riguarderebbero soltanto la posizione personale del conduttore. Tra i giornalisti montano i dubbi: "Con quale faccia potrò andare da un politico a chiedergli conto dei suoi legami pericolosi con personaggi controversi?".
Nei prossimi giorni - giovedì, per la precisione - è prevista una riunione degli inviati della trasmissione per valutare la situazione. Sono dodici in totale e nove di loro, nelle scorse settimane, hanno rinunciato alla stabilizzazione in Rai pur di continuare a lavorare a Roma sulle inchieste di Report, evitando il trasferimento nelle sedi regionali della Tgr.