Uno e trino. Il ventenne Adriano Cappellari sarebbe mandante, esecutore e destinatario dell’attentato che, da Enego (Vicenza) e dalle pagine del quindicinale L’Altopiano, l’aveva trasformato in un piccolo Saviano del nord, paladino anticamorra a distanza.
Prima le lettere: «Se non fate tacere Cappellari lo faremo noi, e sarà molto peggio», poi l’esplosione di un pacco bomba sotto casa. Meloni e don Patriciello gli avevano espresso vicinanza e aveva ottenuto pure la scorta. Ora è accusato di incendio, calunnia, simulazione di reato, procurato allarme, truffa ai danni dello Stato.
Un piano diabolico, ma il diavolo si nasconde nei dettagli e Adriano avrebbe trascurato molti particolari nel realizzare l’autoattentato. Tra le tante ingenuità, emerge che avrebbe pure acquistato il materiale incendiario con la sua carta di credito. L’eroe anticamorra sarebbe solo un mitomane in cerca di gloria.
Il pensiero va a Giancarlo Siani che la camorra la combatteva davvero e fu ucciso in un vero attentato ma recentemente la cronaca ci ha abituati ad attentati ai giornalisti dove il mandante, quando non è la stessa vittima, potrebbe essere un suo amico.