"Mi aspetto che sia fatta giustizia per Paolo e per tutti gli altri. Quando è morto, gli restavano in banca solo 5 mila euro su un conto cointestato con il suo amministratore di sostegno. Era stato ridotto sul lastrico e sono convinto che quella condizione di prostrazione abbia aggravato la sua fragilità e concorso alla sua fine, a quello che io chiamo un para-suicidio": a dirlo è Roberto, il fratello di Paolo Calissano, attore molto popolare in tv tra la fine degli anni '90 e i primi Duemila, morto quasi cinque anni fa. La vicenda giudiziaria legata alla sua scomparsa è tutt'altro che chiusa. Al centro dell'inchiesta c'è Matteo Minna, avvocato e amministratore di sostegno dell'attore, accusato di peculato, circonvenzione di incapace, falso ideologico e atti d'ufficio.
Rinviato a giudizio nell'aprile 2025, Minna avrebbe dovuto affrontare il processo già a luglio dello stesso anno, ma la data è slittata a ottobre 2026. Anche di questa attesa ha parlato Roberto Calissano in un'intervista al Secolo XIX: "Aspetto da troppo che venga fatta chiarezza fino in fondo. Lo sa che il processo in cui è imputato l'amministratore di sostegno di mio fratello doveva cominciare nel luglio dello scorso anno ed è stato rinviato più volte?".