Risparmieremo ai nostri lettori l’ennesima battuta sul “Silenzio degli Innocenzi”. Anche perché la Innocenzi in questione - Giulia, inviata di Report e strenua paladina della causa ranucciana - ha tutte le intenzioni, fuorché quella di rimanere in silenzio. È lei la voce della rivolta dell’ala più oltranzista della trasmissione. Vuoi per la notorietà, specie sui social dove negli ultimi anni è comparsa in decine di podcast e ha collezionato sui suoi profili poco meno di un milione di followers tra Instagram, Facebook e X. Vuoi perché, forte del suo passato in politica, la leadership l’ha sempre un po’ sognata. Come quando, nel 2008, si candidò alle primarie dei giovani del Partito democratico, uscendone però sconfitta. «Siamo aperti a trattare, ma non si può accettare una proposta calata dall’alto», ha detto ieri al Resto del Carlino.
E ancora, questa volta a In Onda su La7: «Se la Rai non tornerà sui propri passi, noi ci dimetteremo in blocco». Insomma, è ormai onnipresente. La sua è una storia lunga, nata dall’intreccio tra politica e informazione. È da attivista radicale che Michele Santoro la notò e la prese sotto la sua ala ad Annozero su Rai 2. In poco tempo ne fece uno dei suoi volti tv di punta; il prodotto perfetto di quel giornalismo militante che tutt’oggi trova spazio nel Servizio pubblico, così come su altre reti. Con l’intramontabile presunzione di ergersi a paladini dell’imparzialità nell’informazione. L’ascesa della Innocenzi, come detto, è legata a doppio filo a Santoro, che lei definisce il suo «maestro». Terminata l’esperienza di Annozero, lo seguì su La7 a Servizio Pubblico. E fu il giornalista, tramite la sua factory, a realizzare Announo e Animali come noi, i due programmi condotti dalla Innocenzi.
Un cordone ombelicale reciso con l’approdo della conduttrice a Le Iene, dove da inviata si convertì definitivamente al mondo delle inchieste. Il porto naturale non poteva che essere Report, dove ha portato avanti la sua battaglia contro gli allevamenti intensivi: dal 2022 è entrata in pianta stabile nella squadra di Ranucci, diventando una delle inviate di punta. A testimoniarlo i compensi degli ultimi anni pubblicati da Il Tempo: 140mila euro nel 2022-23, 73mila euro nel 2023-24 e 228mila euro nel 2024-25. Cifre lorde e comprensive dei costi di produzione dei servizi, sia chiaro. Ma al netto delle precisazioni, alla Innocenzi non è comunque andata giù l’inchiesta sui costi di Report, definita «una delle tante mosse meschine che hanno fatto parte di questa campagna di fango che penso non abbia eguali in Europa». Addirittura...
Si sa, da enfant prodige a eterna promessa è un attimo. La dipartita dell’ingombrante Sigfrido poteva essere la sua occasione. Sebbene inizialmente la redazione volesse proporre Giorgio Mottola e Giulio Valesini per sostituire Ranucci, nell’ambito di una trattativa con l’azienda il suo nome sarebbe potuto essere tra i papabili per presentare il programma. Del resto, l’esperienza in conduzione non le manca. Forse, anche per questo, la scelta di affidare Report a Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi non le è andata giù. Contro i due colleghi, l’ala ranuccina ha intrapreso una violenta campagna di delegittimazione, iniziata proprio da Sigfrido: «Mortificano le professionalità che per 30 anni hanno fatto la storia di Report», aveva scritto il conduttore. Parole a cui si sono aggiunte quelle della Innocenzi che ha giudicato inadeguato il profilo dei due giornalisti poiché «chi guida questa trasmissione deve avere le spalle d’acciaio».
Giudizio avanzato, per onor di cronaca, da chi il tesserino da giornalista non lo ha neanche mai conseguito. La Innocenzi, infatti, fu bocciata all’esame nel 2013 e ad oggi non risulta iscritta all’albo. Sia chiaro, Libero non ha mai risparmiato critiche all’Ordine e il tesserino non è condicio sine qua non per scrivere o realizzare servizi di qualità. Però è un fatto che la Presutti sia risultata la prima classificata nella selezione dei giornalisti Rai. Così come il fatto che anche Piervincenzi abbia vinto il concorso. Il problema è chiarissimo: i due sono considerati dei traditori. Lo dice la stessa inviata: «Abbiamo scoperto dalle agenzie di stampa la scelta di una nuova conduzione mai condivisa con noi, decisa con la complicità di colleghi che ci hanno pugnalato alle spalle». Lesa maestà...