Non un semplice buco nelle conversazioni, ma una voragine. Nel cellulare di Valter Lavitola, faccendiere ed ex-direttore dell'Avanti! mancano quattro mesi di chat con Sigfrido Ranucci. Oltre cento giorni cancellati, risalenti a poco più di un anno e mezzo fa. Un'anomalia che ha attirato l'attenzione degli investigatori, visto che i due si sentivano frequentemente.
La circostanza emerge nell'indagine sull'attentato del 16 ottobre, quando una bomba a base di gelatina da cava è esplosa sotto casa del giornalista, vicino Pomezia. Il sostituto procuratore Carlo Villani sta ricostruendo la presunta filiera: dagli esecutori materiali a chi avrebbe dato loro l'incarico, Gomes Clesio Tavares, fino al presunto mandante Valter Lavitola. Ed è qui che l'inchiesta si incrocia con il rapporto personale tra Lavitola e Ranucci, amici da anni. Un legame mai nascosto dal giornalista e raccontato nelle audizioni pubbliche e istituzionali. Secondo quanto emerge dall'indagine, Lavitola avrebbe cercato di sfruttare proprio quell'amicizia: "Io mi volevo ricostruire, non dico una verginità, che era impossibile, ma una reputazione in questo senso positivo".
E ancora: "Lui attirava giornalisti e imprenditori e considerando i miei trascorsi questo mi faceva comodo". Ranucci, dal canto suo, ha sostenuto di non avere interessi negli affari di Lavitola: "Azioni solo per le due iniziative dove c'erano i figli". E ha aggiunto: "L'ho aiutato, perché c'era un rapporto di amicizia in cui credevo". Il riferimento riguarda l'acquisizione delle mura del ristorante Cefalù e le operazioni legate ai carbon credit. I pm hanno verificato i rapporti economici senza trovare scambi di denaro. Poi, dopo la perquisizione del 4 luglio nella casa di Lavitola, sono state analizzate le conversazioni: quattro mesi di vuoto. Nessun messaggio, nessuna chat. Il dato, però, non può essere collegato automaticamente all'attentato perché risale a oltre un anno e mezzo fa. Resta la domanda: perché quelle conversazioni sono scomparse? Intanto oggi il caso Ranucci arriverà anche nel cda Rai. L'avvocato Roberto De Vita denuncia un nuovo capitolo dello scontro con l'azienda: "Alle 10.39 abbiamo depositato il ricorso a tutela di Sigfrido Ranucci e subito dopo, alle 18.41, è arrivata una Pec della Rai con contestazioni disciplinari". E conclude: "Un tempismo irrequieto".