Giorgio Mottola torna a DiMartedì. L'inviato di Report è tra i primi ospiti della puntata di apertura della stagione del programma di La7. È lui a parlare - o meglio, a gettare benzina sul fuoco - sul caso che ha coinvolto Sigfrido Ranucci e per cui la Rai ha affidato la conduzione della trasmissione a due volti nuovi. "L'Italia si è spaccata in due: da un lato Ranucci è un santo vittima di un complottone, dall'altro è un diavolo, un delinquente". Per Mottola entrambe le posizioni sono "controfattuali".
Il motivo? "Da un lato questo attentato si è trasformato in un ossessivo feuilleton estivo, dall'altro lui ha costruito questo rapporto con Lavitola che noi stessi, noi inviati, abbiamo definiti inappropriati e inopportuna. A distanza di due mesi Ranucci non ha preso le distanze di Lavitola. A Ranucci comunque non viene imputato nulla: è e rimane vittima di un attentato. Nonostante questo ci sono i giornali di Angelucci che hanno messo in piedi una campagna di stampa diffamatoria e delegittimante", ci attacca Mottola.
Non è la prima volta che Mottola infilza Ranucci, di fatto il giornalista che lo ha reso, meritoriamente, volto di punta di Report. "Se lo incontrassi ora gli direi che è stato proprio un fesso, poi lo abbraccerei", aveva detto in un'intervista concessa al Corriere della Sera. Dunque aveva rincarato la dose: "Dopo l’inizio delle indagini, aver rivendicato e costruito con Lavitola un rapporto di 'amicizia fraterno' è stato inopportuno. Tuttavia come sta emergendo in queste ore c’era l’intenzione, che risaliva a prima della vicenda di Lavitola, di silenziare Report nell’anno elettorale", concludeva Mottola.