Tappeto rosso per Raffaele Giuliani in quel di La7. L'influencer di sinistra è stato ospite a In Altre Parole da Massimo Gramellini. E si è lasciato andare a una lezioncina da professorino militante sul perché spaccare le vetrine sia una reazione violenta a un'altra violenza: quella di Stato. Il compagno Giuliani lamenta che nel nostro Paese sia piuttosto complicato separare la spiegazione di un moto dalla giustificazione dello stesso. Lui vuole spiegarlo, non giustificarlo. Peccato che il giorno stesso dei "moti" a Milano non ha perso tempo a postare su Instagram una foto di una vetrina rotta con scritto: "Esproprio proletario". Spiegazione o giustificazione?
"Se parliamo di violenza, come quella sulle vetrine e sui beni materiali, dobbiamo parlare di tutta la violenza. Perché in questo caso ne vediamo tre livelli. La prima, la più importante cioè quella silente, è quella di stato - ha detto Giuliani -. La fame, la miseria, le disuguaglianze. Poi c'è quella di reazione, ovvero quella dei popoli che poi spesso può essere anche di rabbia. Possiamo essere buoni quanto vogliamo e nei periodi storici così tesi a livello socioeconomico c'è sempre stata una rivolta fisica. E poi c'è la terza violenza, che è quella di risposta dello stato che è repressiva. In questi giorni è avvenuta con il governo Meloni. Io non li giustifico, però voglio spiegare ciò che accade. E in questo Paese ho il timore che spiegare un moto voglia dire giustificarlo. Sono due cose diverse. Questo è il disagio di questi giovani che sono in una condizione critica. Questo è un fatto oggettivo perché violenza è una vetrina rotta ma violenza è anche uno stage a 500 euro così come lavorare 8 ore al giorno e non si arriva a fine mese. Violenza è non poter fare andare i propri figli all'università o farli curare. Violenza è dover scegliere far una bolletta o un bene alimentare. Quella è violenza, esattamente come una vetrina, che però viene di risposta".