Il dissing tra il presidente del Senato, Ignazio La Russa, e la professoressa Michela Ponzani va avanti. La seconda carica dello Stato torna sulla querela annunciata contro la storica, dopo le sue dichiarazioni sulla manifestazione del 12 aprile 1973 a Milano, quando negli scontri seguiti a un corteo dell'estrema destra morì l'agente di polizia Antonio Marino, 22 anni. E sul possibile ritiro dell'azione legale prende tempo: "Ci penserò".
La Russa è intervenuto a margine della convention di “Sud Chiama Nord”, dedicata a "L'Italia dei territori", e ha contestato la ricostruzione della docente. "Ho visto che ha fatto marcia indietro la Ponzani. Io non ho nemmeno partecipato alla manifestazione non autorizzata, ammesso che tale fosse", dichiara. Il presidente del Senato respinge, dunque, le accuse relative al proprio ruolo nella vicenda, finita nuovamente al centro del dibattito dopo le parole pronunciate dalla storica in televisione. Il passaggio più polemico riguarda, però, il modo in cui La Russa si è rivolto alla docente, chiamandola "signora" anziché "professoressa".
Una scelta che il presidente del Senato spiega così: "A dire il vero è professoressa a contratto, per questo non l'ho chiamata professoressa, altrimenti avrei dovuto dire professoressa a contratto... e poi l'ho chiamata signora, non mi sembra offensivo, ha detto che non vuole che io ritiro".
La vicenda nasce dalle dichiarazioni di Ponzani durante Otto e mezzo, il programma di Lilli Gruber su La7. La Ponzani aveva richiamato il ruolo dell'attuale presidente del Senato nella manifestazione del 1973, vietata dalla Prefettura, durante la quale venne ucciso Marino. La Russa ha respinto la ricostruzione e ha dato mandato ai propri legali di procedere per tutelare la propria onorabilità.
La storica, dal canto suo, ha escluso di voler chiedere scusa e ha annunciato di essersi rivolta al proprio avvocato, Fabio Anselmo. La Russa, invece, torna anche sui fatti di quel giorno e sulla morte dell'agente: "Noi capimmo subito che quella era una giornata trappola per creare incidenti, che l'Msi cercò di evitare in tutti i modi". E aggiunge: "Quelle foto che si vedono sono state fatte in Corso Monforte, non dove avvennero ahimè i contatti con quelle conseguenze drammatiche" della morte del poliziotto.