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Vittorio Feltri: "Luigi Di Maio, il leaderino terrone che non capisce di treni e congiuntivi"

di Matteo Legnani domenica 17 febbraio 2019

2' di lettura

Poveri grillini, quando non mi mandano in bestia per le loro cretinate copiose, mi fanno tenerezza. Prendiamo , recentemente, dopo la batosta elettorale subita in Abruzzo, ha affermato che d' ora in avanti i candidati del M5S dovranno essere colti e non più dei buzzurri. E ha specificato che dovranno sapere l' inglese, mentre l' uso corretto dei congiuntivi sarà ancora facoltativo, come d'altronde insegna il povero Landini, il quale in pochi minuti di discorso è riuscito a cannarne tre. Un record irraggiungibile perfino da Gigino la qualunque, esperto nella coniugazione sbagliata dei verbi. Ma non è questo il punto. Il vicepremier e ministro del Lavoro (attività che egli non conosce se non per sentito dire) insiste nel bocciare la Tav, di cui ignora l' utilità essendo di Napoli e non al corrente dei fatti di Torino. Per lui il Piemonte rimane nemico dei Borboni cosicché va boicottato, una semplice ritorsione contro Cavour, bastardo savoiardo. Salvini ha cercato invano di spiegargli i vantaggi dell' Alta velocità. Niente da fare, il ragazzino campano non è stato capace di comprendere, per lui la ferrovia è come il congiuntivo: qualcosa di superfluo. Leggi anche: Vittorio Feltri e l'autonomia: "Ecco la differenza tra Nord e Sud". Lega e M5S verso la guerra? Poi c' è la questione della autonomia lombarda, veneta ed emiliana. Al leaderino terrone non importa un tubo del fatto che a pretenderla sia stato il popolo del Nord mediante democraticissimo referendum. Si oppone alle richieste dei settentrionali perché è terrorizzato alla idea che dalle sue parti non arrivino più le valanghe di soldi che Roma ruba a Milano, Venezia e Bologna allo scopo di sperperarli, senza per altro fornire risorse al Mezzogiorno. La situazione creata in Italia dai pentastellati è comica e gli elettori finalmente se ne sono accorti, tanto è che la loro voglia di votarli è calata di brutto. Salvini ne ha preso atto e aspetta che caschi l' asino a maggio, dopo l' esito delle consultazioni continentali, le quali si annunciano un funerale per i grillini, onde chiedere il rinnovo del Parlamento nella speranza, fondata, che poi sarà dominato dalla maggioranza leghista. Matteo ha ragione, non bisogna avere fretta in queste circostanze: l' avversario va lasciato morire senza imporgli l' eutanasia. Una volta ridotto in fin di vita, sarà facile per Salvini prendere in mano il pallino e governare infischiandone dei condizionamenti di quei buffoncelli ora manovrati dal disperato Di Maio. di Vittorio Feltri

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