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Silvio Berlusconi, altra cannonata di Mara Carfagna: "Piccolo cabotaggio, ora so dove andare"

di Caterina Spinelli domenica 4 agosto 2019

2' di lettura

Mara Carfagna non si nasconde più all'interno di Forza Italia, soprattutto dopo l'annunciato addio di Giovanni Toti. E proprio sull'esito negativo del "tavolo delle regole" di giovedì 1 agosto la vicepresidente alla Camera commenta: "Forza Italia si è trovata a un bivio: accontentare una ristretta classe dirigente che vuole confermare il suo ruolo oppure dare risposte alle centinaia di migliaia di elettori e dirigenti sul territorio che chiedono una nuova stagione di proposte, presenza, protagonismo". E ancora: "Il bivio davanti a cui ci troviamo è questo: grandi ambizioni contro piccolo cabotaggio, progetto per il Paese o progetto di sopravvivenza per noi stessi, una risposta efficace a militanti ed elettori o l'ennesimo esperimento di laboratorio che scontenterebbe anche i più leali". Leggi anche: Silvio Berlusconi, l'accusa di Giovanni Toti ad Agorà: "Ecco a chi vuole salvare la poltrona" Un chiaro messaggio al dietrofront di Silvio Berlusconi che ha optato per accettare le primarie, ma soltanto per gli iscritti, oltre a istituire un nuovo coordinamento di presidenza bocciato senza appello dalla Carfagna. Due scelte con cui conservare il proprio potere all'interno del partito ed evitare scalate ostili. La Carfagna rincara poi la dose: "La scelta del quadrumvirato va nella prima direzione, la direzione sbagliata. Ho sempre detto di essere contraria: magari avrebbe potuto farmi comodo per prendermi un posto al tavolo, ma tra convenienza personale e speranza del nostro popolo scelgo di non tradire quella speranza". Il riferimento è al già citato coordinamento di presidenza, di cui fanno parte Annamaria Bernini, Mara Carfagna, Mariastella Gelmini, Sestino Giacomoni e Antonio Tajani.  "Davanti al mio ufficio in questi 2 mesi c'è stata la coda di segretari locali, colleghi, ex-forzisti passati alle liste civiche, amministratori, sindaci, dirigenti. Energie molto superiori a quelle che qualcuno immagina. Se abbandoniamo queste aspettative abbandoniamo noi stessi. Personalmente so da che parte stare e continuerò a lavorare in quella direzione. Quindi, senza inutili polemiche: se la scelta è una gestione di apparato verso un improbabile congresso preferisco tornare al lavoro fuori, tra la nostra gente, nel Paese, sui progetti e sulle idee".

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