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Giuseppe Conte parla per venti minuti agli industriali di Assolombarda: ecco come reagiscono

di Caterina Spinelli domenica 6 ottobre 2019

2' di lettura

La «gelida manina» della Scala, occupata dai partecipanti all' annuale assemblea di Assolombarda, il premier, Giuseppe Conte, forse non se l' aspettava. Nei suoi 20 minuti e passa d' intervento, l' inquilino di Palazzo Chigi incassa un solo timido applauso. Sintesi perfetta dell' umore degli imprenditori nei confronti del governo: prima i fatti poi, forse, gli applausi. E dire che Conte ha usato tutto il suo mestiere per convincere i partecipanti. Ma chi produce non ama le «recite». L' unico a scaldare il teatro milanese è il capo dello Stato, Sergio Mattarella, al quale il sindaco di Milano, Beppe Sala, dedica un passaggio: «Una vera ancora di salvezza anche per il mondo produttivo lombardo». Applausi. Al gelo per Conte fanno da contraltare i sorrisi e gli ammiccamenti riservati ai membri del governo da parte dei partecipanti. Il gesto del pollice e del mignolo aperti vicino all' orecchio, a simulare il telefonino («ci sentiamo») è il must del pre-assemblea. Ognuno ha qualcosa da chiedere qualcosa. O da proporre...O da far uscire. Un esponente di primo piano del Movimento 5 Stelle, impegnato a sbrogliare la matassa della manovra economica e mettere ordine fra i dossier più importanti dell' esecutivo, non va per il sottile. Il metodo dell' alleato non gli piace affatto, in particolare il modo «di far uscire le veline per poi smentirle il giorno dopo». «Non è così che si costruisce una manovra», sottolinea. Leggi anche: Conte contro Renzi: "Non abbiamo bisogno di fenomeni" Il nome del ministro dell' Economia, Roberto Gualtieri, non viene mai pronunciato, ma è il convitato di pietra di questa assemblea. Sui conti i 5 Stelle non si fidano affatto del Pd, nonostante Conte. Teresa Bellanova, racconta un altro esponente dell' esecutivo, avrebbe minacciato gli alleati di non votare in Aula il provvedimento se dentro la legge di Bilancio non troveranno ciò che vanno chiedendo. Mica male. E così, anche chi parla, lo fa seguendo le regole del gioco. «Finché non vedo le carte non posso dire nulla», afferma il viceministro pentastellato allo Sviluppo economico, Stefano Buffagni, «ma sono convinto che si stia lavorando per il bene dei cittadini». Lo speriamo tutti. Il sottosegretario agli Esteri, Manlio Di Stefano, è ancor più cauto, e si limita a postare su Instragram un commento d' ordinanza. Segno che il malessere dei 5 Stelle è davvero forte. Per contrasto gli esponenti del Pd, Guerrini e Scalfarotto, sono silenti anche sui social e i capitani d' azienda, da Tronchetti Provera, Confalonieri e Marcegaglia, sfilano via sorridendo gelidamente. Ma a noi chi pensa davvero, avranno pensato. Nel frattempo Carlo Bonomi, presidente di Assolombarda, continua la sua corsa verso la presidenza di Confindustria. La «reprimenda» andata in scena alla Scala è stata un grande spot per la sua candidatura. Chi sarà a vincere, «lo scopriremo solo vivendo», dice lo stesso leader degli industriali lombardi... di Enrico Paoli

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