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Vittorio Feltri: "La prospettiva nefasta di un nuovo Mario Monti". Così Luigi Di Maio può uccidere l'Italia

di Davide Locano domenica 10 febbraio 2019

2' di lettura

C'è molta attesa per la decisione che prenderà la commissione parlamentare circa il procedimento avviato contro Salvini, accusato di aver sequestrato gli immigrati presenti sulla nave Diciotti. Nessuno sa in che maniera si concluderà la vicenda. Noi tuttavia ci permettiamo di adombrare qualche ipotesi. Mettiamo che il ministro dell'Interno sia processato e perfino condannato (ingiustamente). È ovvio che cadrebbe il governo adesso puntellato dal Carroccio, il quale non avrebbe interesse a tenere in piedi una maggioranza privata di Matteo. Una crisi del genere metterebbe in difficoltà soprattutto i pentastellati, che non hanno alcuna voglia di perdere la cadrega e di lasciare i loro posti ad un esecutivo tecnico, tipo quello di Monti, una autentica sciagura. Essi pertanto, prima di abbandonarsi al pollice verso nei confronti del vicepremier, ci penseranno venti volte. Comprendiamo il desiderio dei grillini di liberarsi dei nordisti che rubano loro ogni dì messi di consensi. Leggi anche: "Come il sesso tra scarafaggi": Feltri scatenato contro Sanremo Ma quand'anche riuscissero nell'intento di toglierseli dai piedi, quale sarebbero le prospettive? Nefaste. Liquidare Salvini per via giudiziaria significherebbe rafforzarlo sul piano elettorale, giacché l' uomo gode della simpatia degli italiani, poiché è l'unico a interpretarne i sentimenti negativi nei confronti della immigrazione incontrollata. Non pensiamo che il M5S affronti il rischio di fare il gioco dell'avversario. Ecco perché Conte, Di Maio e Toninelli hanno messo le mani avanti dicendo di aver condiviso con Salvini la scelta del Viminale: chiudere i porti. Una delibera collegiale merita di essere giudicata in quanto tale, cioè pretesa dal consiglio dei ministri e non solamente dal gruppo leghista. La questione è ingarbugliata. La soluzione sarebbe quella di negare la autorizzazione a procedere, il che rafforzerebbe la coalizione consentendole, pur tra mille difficoltà, di seguitare ad esprimere un appoggio al governo esistente, allo scopo di rinviare il regolamento dei conti a maggio, allorché si svolgeranno le europee, l'esito delle quali dirà quale dei due partiti in gara ha i suffragi sufficienti per menare il torrone. Attualmente il gruppo grillino detiene il 32 per cento, mentre la Lega il 17. Ma i sondaggi danno in calo i primi e in salita la seconda. Il punto è: conviene affidare il responso alle urne o agire subito per distruggere l'avversario senza curarsi del fatto che salterebbero tutti gli accordi, cioè il famoso contratto che ha permesso fin qui di tirare avanti? Noi supponiamo che il dialogo tra gialli e verdi, magari a musi lunghi, non si interromperà, momentaneamente, perché non conviene ad alcuno. Vederèm. di Vittorio Feltri

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