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Crisi di governo, Franco Bechis e il dubbio su Matteo Salvini: "Manca la pistola fumante"

di Davide Locano domenica 11 agosto 2019

2' di lettura

E crisi di governo sia, Matteo Salvini ha rotto gli indugi e, nei fatti, ha staccato la spina che teneva in vita il moribondo governo gialloverde. Ora, manca solo il passaggio formale, la sfiducia a Giuseppe Conte già presentata al Senato dalla Lega. Una crisi strana, nei tempi e nei modi. E proprio di questo scrive Franco Bechis su Il Tempo, fermo restando - come sottolinea nella chiusa del suo editoriale - che "non si poteva ragionevolmente più tenere in vita un governo di cui era evidente la morte cerebrale". Leggi anche: Conte, la sfida del premier grillino a Salvini In premessa, però, il direttore scrive: "Il leader del Carroccio ha presola decisione che tutti i suoi si attendevano da tempo forse in uno dei momenti più incomprensibili: a parte essere alla vigilia di Ferragosto con il Parlamento appena chiuso, la Lega aveva appena incassato una fiducia sul decreto sicurezza bis con numeri anche superiori a quel che ci si immaginava". Secondo Franco Bechis, "manca la pistola fumante, la prova del tradimento che non può lasciare alternativa al divorzio, che pure ci sarebbe stata con più evidenza nei mesi scorsi. Ma alla fine con tutto il rispetto per Conte, che ha interpretato con dignità un ruolo difficile e quasi impossibile in questi mesi, l'esecutivo era da mesi un morto che camminava, e la sua fine non farà male (se non fanno sciocchezze) nemmeno ai Cinque stelle, che in questa esperienza si sono letteralmente dissanguati". Insomma, per Bechis il voto sulla mozione Tav dei grillini, con cui la maggioranza si è spaccata per la prima volta anche in aula al Senato, non può essere la "pistola fumante". E in effetti, le posizioni di Lega e M5s erano chiare da tempo. Uno strano tempismo, insomma. "Mi sarei atteso che dopo quel voto (le Europee, ndr) - riprende Bechis - e la brutta campagna condotta l'uno contro l'altro (soprattutto dal M5s contro la Lega), all'indomani delle europee il governo cadesse per mano di chi ne avrebbe avuto ragioni e vantaggi: Salvini". E ancora, aggiunge:" Anche perché dalle europee in poi identico sentimento ha cominciato a farsi largo anche nelle fila grilline, e nell'uno e nell'altro campo si è diffuso rapidamente fra militanti e sostenitori".

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