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Augusto Minzolini: "Così Matteo Salvini e Luigi Di Maio fregheranno Giuseppe Conte"

di Cristina Agostini domenica 9 dicembre 2018

2' di lettura

Giuseppe Conte si ritrova a vestire i panni del maresciallo d'Italia Badoglio visto che dovrà "firmare l'armistizio-resa del governo giallo-verde che porrà fine alla guerra con le istituzioni Ue". Augusto Minzolini illustra la sua agghiacciante tesi in un retroscena su Il Giornale: "Sarà proprio Conte a metterci la faccia quando si dovrà spiegare agli italiani che il parametro deficit-pil non sarà più il numero-totem del 2,4%, ma un 2,2% nel migliore dei casi, un 2% stringendo la cinta, sempre che la Ue non voglia umiliare i sovranisti nostrani imponendogli una cifra sotto il 2%. E sarà sempre il premier ad annunciare al Paese, su mandato del presidente Mattarella", scrive il giornalista, "che non abbiamo spezzato le reni a Bruxelles, per cui saremo costretti a ridurre i sogni di gloria su reddito cittadinanza e pensioni". Leggi anche: Nessuna crisi di governo, ecco "la prova decisiva". Bechis: cosa c'è dietro allo strano silenzio del M5s Insomma, è lui l'uomo destinato da Matteo Salvini e da Luigi Di Maio a firmare "un armistizio poco esaltante. Non è assimilabile alla categoria dei guerrafondai come Matteo Salvini o Paolo Savona. Il suo carattere è più incline alla mediazione, al compromesso, alla pace".  Del resto, continua Minzolini, "che senso ha continuare a combattere una guerra, quando l'innalzamento dello spread per la guerra di parole di questi mesi costerà all' Italia (dati Bankitalia) 15 miliardi in più di interessi sul debito in tre anni, quasi due volte il reddito di cittadinanza?". "Non ha senso". E poi Salvini e Di Maio, sottolinea Minzolini, "non vogliono legarsi le mani. Vogliono una tregua che gli consenta di arrivare alle elezioni europee senza la procedura d'infrazione, hanno bisogno di mercati tranquilli e di uno spread sotto controllo per evitare l'insurrezione degli imprenditori piccoli, medi e grandi che alla fine si porterebbe dietro anche l'ira della parte produttiva del Paese".    

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