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Franco Bechis, dopo il voto conterà solo il ministro dell' economia

di Giovanni Ruggiero domenica 25 febbraio 2018

4' di lettura

Le sue caselle Silvio Berlusconi le sta riempendo già da tempo. Se il centrodestra dovesse conquistare la maggioranza dei seggi a Camera e Senato e quindi ottenere la guida del governo, c' è un po' di confusione (e di affollamento) nella scelta del premier. Ma fosse per lui entrambi i principali alleati sarebbero già ministri: Matteo Salvini all' Interno (da cui si gestirebbero le politiche di immigrazione), Giorgia Meloni alla Difesa (anche se non sembra la sua principale vocazione), Carlo Cottarelli alla spending review (anche se lui nega). Entrambi i due leader di Lega e Fratelli di Italia ambirebbero alla poltronissima di palazzo Chigi, per cui Berlusconi pensa ad altri nomi: quelli circolati finora sono quelli di Antonio Tajani, Gianni Letta e Niccolò Ghedini. Ma c' è una poltronissima sempre vuota nei toto-ministri sia per il centrodestra che per il Movimento 5 stelle: quella dove potrà sedere il prossimo ministro dell' Economia. È scontata la riconferma di Pier Carlo Padoan in caso assai improbabile di vittoria elettorale del Pd e dei suoi alleati: Matteo Renzi e Paolo Gentiloni non hanno nemmeno pensato ad opzioni alternative, e Padoan è anche candidato alle elezioni con l' adesione formale al partito democratico. Ma per gli altri schieramenti che si contendono la vittoria elettorale, buio totale. I precedenti - Non è un problema da poco, perché da quando si è riformata qualche lustro fa la composizione del governo con l' unificazione dei ministeri delle entrate fiscali e della spesa pubblica, è stato chiaro che il numero due del governo (e spesso nei fatti il numero uno) era diventato il ministro dell' Economia. Tanto che tutte le tensioni politiche che lo stesso centrodestra ha avuto negli anni del suo governo sono sempre passate attraverso a quella casella. Memorabili gli scontri su Giulio Tremonti sia nei governi Berlusconi 2001-2006 che in quello 2008-2011: in uno di questi il ministro perse anche la sua poltrona su cui dovette sedersi brevemente Domenico Siniscalco, ma poi fu richiamato come una sorta di Cincinnato. Tremonti oggi non c' è più, messo fuori gioco dalle scelte politiche sue e altrui prima della corsa elettorale, e uno suo ripescaggio sembra improbabile. Così quella casella resta vuota, e non è tema banale. La scelta del ministro dell' Economia ancora più di quella del presidente del Consiglio sarà il biglietto da visita dell' Italia sulla scena dei rapporti internazionali. Si darà un segno di ostilità aperta, di acquiescienza o di non sudditanza all' Unione europea, che sembra la vera cartina da tornasole con cui giudicare l' esecutivo. Nel primo caso un solo arsenale nel centrodestra ha discrete munizioni di candidati guerrafondai con il regime europeo, ed è quello della Lega. I non papabili - Salvini ha in campo tre economisti: l' inventore della sua flat tax, Armando Siri, e due candidati chiave come Alberto Bagnai (avversario di Matteo Renzi a Firenze) e Claudio Borghi (avversario di Padoan a Siena). Ma tutti e tre i nomi (Borghi un pizzico meno) sembrerebbero contrastare con la linea berlusconiana di non attacco diretto all'estabilishment europeo o al Ppe di Angela Merkel. Forza Italia dopo il divorzio da Tremonti ha poggiato la sua linea economica sulle analisi di Renato Brunetta, che Berlusconi apprezza come front-man per la fervida immaginazione, ma non essendo mai riuscito ad immaginarlo in quella funzione di primissima importanza nemmeno quando è capitata l' occasione buona. E in effetti anche in questa campagna elettorale dal Cavaliere non è mai filtrata nemmeno come indiscrezione l' ipotesi Brunetta al ministero dell' Economia. Leggi anche: Carlo Borghi umilia la renzina Simona Bonafè: "Vuoi che ti faccia un disegnino?" Nel serbatoio di Fratelli di Italia un candidato giusto ci sarebbe pure, ed è Guido Crosetto, che avrebbe la competenza tecnica, la moderazione e il realismo per essere il ministro dell' Economia che meglio sa mettere insieme le anime un po' diverse della coalizione, con una linea di non acquiescienza, ma anche di non ostilità pregiudiziale della religione europea. Anche il suo nome però non è filtrato. E nessuno è emerso finora nemmeno fra i 5 stelle. Tutto sorprendentemente tace, eppure proprio quella figura potrebbe essere decisiva per fare capire se nel diluvio di promesse elettorali si è davvero decisa una linea di politica economica realizzabile dal giorno dopo l' eventuale vittoria elettorale. O se invece in quella casella si pensa di mettere l' ennesimo tecnico che nella storia italiana è stato il vero protagonista dei più clamorosi errori tecnici di politica economica (non solo Elsa Fornero con i pasticci della sua riforma delle pensioni). di Franco Bechis

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