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Berlusconi mai così forte secondo Repubblica: perché comanda con meno consensi

di Giovanni Ruggiero domenica 19 novembre 2017

2' di lettura

Silvio Berlusconi non è mai stato centrale negli equilibri politici italiani come in questo periodo. A riconoscerlo con enfasi è addirittura Ilvo Diamanti su Repubblica, analizzando le ultime mosse azzeccate del Cav combinate con i numeri delle performance di Forza Italia e personali del suo leader rispetto ai risultati dei sondaggi. Il paradosso è che Forza Italia oggi è dato dai sondaggi di Ipsos al 14%, appena 2 punti in più di un anno fa, ben 3 in meno rispetto alle Europee del 2014 e 7 rispetto alle Politiche del 2013, senza dimenticare il 35-37% del Pdl nel lontano 2009. In più la fiducia degli italiani nel Cav è al 30%, leggermente risalita dopo la caduta nel 2011. Eppure scrive Diamanti: "si è imposto come tessitore politico proprio mentre lui, "personalmente", ma soprattutto il suo partito "personale" appaiono deboli. Ad oggi quindi Berlusconi non è più la bandiera di una parte, non più la potenza elettorale di predominare, ma un alleato più che necessario sia per gli altri partiti del centrodestra, sia per il Pd, al momento non in grado di esprimere una maggioranza autosufficiente per portare avanti le riforme istituzionali e quelle economiche, per "rimanere in Europa". Il trionfo in Sicilia del centrodestra, nonostante le distanze oggettive tra alleati diversi tra loro come Udc e Lega, nasconde dietro di sé la regia di Berlusconi, unico in grado di tenere insieme anime conflittuali tra loro, ma che in lui vedono un interlocutore affidabile e credibile. Quel modello siciliano può rappresentare la base su cui costruire le candidature per le Politiche 2018 e confermare Berlusconi come leader indiscusso di quell'aggregazione. I dati di Ipsos su Repubblica riconoscono al Cav che almeno due terzi dell'elettorato di centrodestra ha piena fiducia in lui. Convince anche la maggioranza di quelli che si dicono chiaramente di "destra" e raccoglie consensi predominanti anche nell'area di centro. L'anti-berlusconismo, anche secondo Repubblica, è morto e sepolto perché non ha più senso andargli contro, sia perché lui non ha più la forza elettorale di "erigere muri" intorno a sé, sia perché gli altri non hanno la forza di poterne fare a meno. 

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