Matteo Renzi si prepara all'incontro con la Merkel. Volerà a Berlino con una delegazione di undici (tra cui anche il ministro dell'Economia Gian Carlo Padoan) e in un'intervista al TG5 dice: "Siamo l'Italia e se l'Italia fa l'Italia non deve avere paura di nessuno", ha detto il premier. È chiaro quello che l'Italia deve fare e lo farà e questo Paese ha il diritto di dire che questa Europa deve cambiare. Non siamo gli alunni somari da mettere dietro lavagna". Poi sempre nella stessa intervista, il premier parla di lavoro e dice che a lui interessano i ragazzi che non trovano un lavoro, non i sindacalisti o le associazioni di categoria. Il presidente del Consiglio taglia corto sulle polemiche sorte attorno al decreto Lavoro e, mentre continua lo scontro tra il ministro Giuliano Poletti e la Cgil, sceglie senza incertezze da che parte stare. Lo scontro con i sindacati - "Il problema - ha detto Renzi in un'intervista al Tg5 - non è discutere di norme, ma garantire la possibilità di assumere. Semplifcare le norme sul lavoro non significa dare più precarietà ma consentire ai ragazzi di lavorare. A me interessano loro non gli addetti ai lavori, che siano sindacalisti o le associazioni dei categoria degli imprenditori". Infatti, ha proseguito, «il contratto di apprendistato, che noi cambiamo, era prima del nostro decreto legge un incubo burocratico. Cambiare quello, il contratto a termine non significa più precarietà ma consentire ai ragazzi di lavorare". La polemica sul posto fisso, che il decreto renderebbe ancora più un miraggio, non lo spaventa: "Il posto fisso per i giovani - ha osservato - non c'è più da anni, la disoccupazione giovanile, mentre a Roma discutevano, è passata al 42%, è più che raddoppiata. E allora il problema non è stare a discutere delle norme, ma garantire la possibilità di assumere per chi vuole assumere". La squadra L'incontro di lunedì 17 marzo è decisivo per Matteo. Per questo per convincere la Merkel che il nostro rapporto deficit Pil possa avvicinarsi alla soglia del 3 per cento senza superarla il premier - come scrive l'Huffington Post - si porta una squadra molto ricca. Oltre il titolare dell'Economia, Pier Carlo Padoan ci saranno i ministri Federica Mogherini, Federica Guidi, Roberta Pinotti, Giuliano Poletti e Maurizio Lupi. Non solo: ci sarà tra gli altri anche il capo degli industriali Giorgio Squinzi. Il disavanzo però, almeno stando a quello che ha detto il presidente della Cassa depositi e prestiti, Franco Bassanini non potrà essere utilizzato per finanziare il taglio delle spese ma per " i debiti in conto capitale".