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Berlusconi, sì alla riforma del lavoro e poi al governo

di Lucia Esposito domenica 28 settembre 2014

2' di lettura

Il Patto del Nazareno è solo un assaggio. Come dire, la prima mossa di un piano molto più ad ampio respiro. La stanza dei bottoni azzurra, secondo un retroscena tracciato da Il Giornale, ha messo a punto una strategia molto più a lungo respiro: causare una scissione nel partito di Renzi, essere decisivi per far passare la riforma del lavoro. Davanti alla spaccatura all’interno del Pd che sta evidenziando ancora una volta la varietà delle anime del partito, Berlusconi vuole troavre un varco e rientrare a Palazzo Chigi in un governo di  Grosse Koalition con l’aiuto di Napolitano. I numeri sono dalla parte di Silvio perché il premier che è coì intenzionato a cambiare le regole del mercato del lavoro, non ha i numeri per farlo. Ci sono 110 dissidenti pronti a ostacolarlo. Berlusconi vuole quindi arrivare al governo usando come grimaldello il lavoro. Insomma,grazie al soccorso azzurro Renzi riesce a portare a casa la sospirata riforma a dispetto delle resistenze dei sindacati. Berlusconi sa che il premier ha bisogno di lui. Evidentemente nel momento in cui Renzi accetterà la ciambella di salvataggio di Forza Italia, diventerà palese che gli equilibri sono cambiati e si aprirà quindi una crisi di governo. Il ruolo chiave - Il testimone passerebbe quindi a Napolitano. La questione è: cosa farà il presidente? Siccome la stabilità è la sua priorità è possibile che invece di sciogliere le Camere, auspichi un governo di larghe intese, capace di portare a termine le riforme strutturale. Berlusconi, rincuorato dal verdetto della Corte di Strasburgo che potrebbe rimetterlo al centro della scena politica, pensa quindi alle mosse da mettere in atto consapevole che ci sono anche tante variabili.

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