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Formigoni minaccia la crisi:"Non tratto su immigrati e gay"

di Lucia Esposito domenica 5 gennaio 2014

4' di lettura

«Renzi non faccia l’arrogante. Su certi temi non si discute, altrimenti ne trarremo le debite conseguenze». Il messaggio, forte e chiaro, lo lancia Roberto Formigoni, presidente della Commissione Agricoltura del Senato e rappresentante di spicco del Nuovo centrodestra. Le uscite su coppie gay e cancellazione della legge Bossi-Fini non sono piaciute al principale alleato di governo del Pd e rischiano di diventare la prima vera grana politica per il premier Enrico Letta. Senatore Formigoni, ieri Renzi ha presentato una bozza della sua piattaforma di governo. Quello che dovrebbe diventare il patto di governo da qui al 2015. Solo che oltre alle proposte su riforme costituzionali e legge elettorale sono spuntate anche quelle sui diritti civili e sull’immigrazione.  «A Renzi consiglio meno presunzione e arroganza. Innanzitutto perché su certi temi troverebbe difficoltà anche all’interno del suo Pd». Sì, ma ieri ha parlato apertamente di «unioni civili per persone dello stesso sesso». «Su questo tema la nostra posizione è diametralmente opposta. Invito Renzi a ragionare sul fatto che questa non è né una riforma economica né una riforma istituzionale. Quella attuale poi è una maggioranza provvisoria e Renzi lo sa bene. Per questo noi dell’Ncd proponiamo una moratoria su questo tema fino al 2015. Solo allora, ad elezioni avvenute, il vincitore prenderà le decisione che riterrà opportuno prendere. Ma in questo Parlamento dove nessuno schieramento può dirsi vincitore sarebbe un’inutile forzatura». A Roma sono diverse le forze che caldeggiano questa riforma, da Sel ai grillini. E se Renzi decidesse di forzare la mano?  «Ne trarremmo le debite conseguenze. Per questo invitiamo Renzi a ragionare a fondo sulla sua agenda di governo». L’altra questione “spinosa” messa sul tavolo dal segretario del Pd è quella dell’abolizione della Bossi-Fini... Siete d’accordo?  «Ma non siamo mica matti! Chi dice agli italiani che in un momento dove non c’è lavoro per loro, il governo apre le porte a tutti? Un conto è avere un atteggiamento umanitario nei confronti di questi disperati, e l’Italia ce l’ha sempre avuto, un altro è accogliere tutti ben sapendo che non potremmo mai dare loro quello che cercano. Se Renzi pensa il contrario, ci vada lui in tv a spiegare queste cose ai cittadini, ma dovrà farlo senza il nostro consenso. Anche qui vale quanto ho detto prima. Per prendere certe decisioni serve un vincitore che al momento in Parlamento non c’è». Forse Renzi pensa di esserlo.  «Magari non ha capito che ha vinto le primarie del suo partito, e non le elezioni politiche. Per quelle deve aspettare ancora un po’». Senatore passiamo al Job Act presentato dal Pd. Lo accoglierete in toto?  «Assolutamente no. Ma qui le differenze sono più sfumate e per il bene del Paese dovremo sederci a un tavolo e se tutti saremo pronti a rinunciare a qualche cosa, credo che l’accordo non sarà difficile da trovare». Su cosa l’Ncd si differenzia dalle proposte economiche del Pd?  «Intanto sulla nostra idea di cancellare subito la riforma Fornero sul lavoro e poi noi crediamo che la contrattazione non possa più essere nazionale, bensì aziendale e territoriale. Le esigenze della Sicilia sono diversa da quelle della Lombardia. È ora che anche il Pd se ne renda conto». Questa distanza esiste anche sulle proposte di riforma della legge elettorale?  «No, qui sono ancora più sfumate. Le nostre esigenza sono chiare: vogliamo una legge che premi il bipolarismo, che sancisca un vincitore certo e che dia la possibilità ai cittadini di scegliere il proprio rappresentante». Renzi ha messo sul tavolo tre modelli: la legge elettorale spagnola; il Mattarellum rivisitato e il doppio turno di coalizione «dei sindaci». Lei quale preferisce?  «Partiamo dal fatto che per fare questa riforma bisogna cercare un’ampia convergenza che vada al di là della maggioranza di governo. Per il resto se non vogliamo prendere in giro gli italiani e fargli scegliere il loro rappresentante, il modello spagnolo non va bene, visto che i candidati li scelgono i partiti e non è possibile esprimere una preferenza. Anche il Mattarellum secondo me avrebbe degli inconvenienti: intanto perché era stato pensato per due poli, mentre oggi, con Grillo, i poli sono tre e quindi si rischierebbe l’ingovernabilità; e poi perché anche in questo caso il rappresentante di collegio viene designato dal partito e non scelto dall’elettore». Sulla trasformazione del Senato invece tutti d’accordo... «Certo, anche perché Renzi è arrivato tardi, questa era una proposta del centrodestra già sfociata nella riforma costituzionale del 2006. Noi dell’Ncd però siamo pronti a fare una proposta ancora più radicale: invece di trasformare il Senato eliminiamolo e costituzionalizziamo il ruolo della Conferenza Stato-Regioni che comprende già i 20 presidenti di regioni e altrettanti sindaci. Sarebbe la soluzione migliore». Senatore, lasciamo Renzi e il Pd e passiamo al fronte centrodestra. In questi giorni molti esponenti di Fi dicono che c’è una corsa a lasciare l’Ncd per tornare all’ovile. È vero?  «Questa è una grandiosa palla! Anzi sta succedendo l’esatto contrario. In Senato ad esempio siamo partiti in 22 e adesso siamo già 33. Questi dei nostri cugini sono atteggiamenti meschini e malinconici». Senatore con questo clima sarà difficile però ritrovare l’unità del centrodestra in vista delle elezioni.  «Noi siamo pronti a dialogare con loro. Non abbiamo fatto ribaltoni e la nostra area di riferimento resta il centrodestra. Mi auguro ci possa essere un rasserenamento non solo per le politiche, ma anche per le amministrative che sono dietro l’angolo». di Fabio Rubini

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