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Giannini contro Madia: "Non si mandano a casa gli anziani per i giovani"

di Lucia Esposito domenica 30 marzo 2014

2' di lettura

Il ministro dell'Istruzione contro il ministro della pubblica amministrazione. Stefania Giannini contro Marianna Madia. Più che un conflitto politico, la querelle assume i contorni di un conflitto generazionale. Tutto parte dal piano della Madia che è quello di rottamare i "vecchi". In un'intervista al Corriere della Sera la Madia illustra il suo piano: "Partiremo con la riforma della dirigenza, tra fine aprile e inizio maggio. Non abbiamo ancora deciso lo strumento, ma i contenuti sono chiari. In Italia ci sono troppi dirigenti, troppo anziani, che non ruotano e per i quali si è formata una giungla retributiva che non risponde né a criteri meritocratici né a elementi oggettivi". E aggiunge: "Ci sono persone che fanno la stessa cosa, magari in ministeri diversi, e hanno retribuzioni molto distanti. La retribuzione deve dipendere dall’attività svolta e dai risultati e non dall’ente dal quale si opera". L'idea è quello di avviare un processo di riduzione dei dirigenti e dei dipendenti vicini alla pensione per favorire l'ingresso dei giovani. "Se in un posto mando in pensione leggermente anticipata 3 dirigenti, non devo per forza sostituirli, magari al loro posto basta prendere un funzionario. Con questa staffetta generazionale, riduco, svecchio e risparmio". Chi verrà assunto? "I vincitori di concorso nelle amministrazioni centrali avranno diritto di precedenza -risponde- per i precari si può pensare a dei punteggi da far valere in concorsi aperti a tutti". L'obiezione - Ma il piano non piace al ministro della Giannini. "Non amo il collegamento tra chi va a casa e chi entra. Un sistema sano non manda a casa gli anziani per far entrare i giovani. E' necessaria un'alternanza costante", ha detto al convegno di Confindustria a Bari, rispondendo a chi le chiedeva un commento sulle dichiarazioni di Marianna Madia. "Il precariato è una deformazione patologica del principio della flessibilità - aggiunge Giannini - che va restituito alla sua fisiologicità. Un Governo che crede nella flessibilità e non nella sua patologicità, deve trovare gli strumenti e lo sta facendo".

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