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Marianna Madia "lascia il Pd, con chi va": un clamoroso schiaffo alla Schlein

lunedì 4 maggio 2026

2' di lettura

Fuori un altro: la deputata Marianna Madia, ex ministra della Pubblica amministrazione nei governi di Matteo Renzi prima e Paolo Gentiloni poi, lascia il Partito democratico. Lo si apprende questa mattina da fonti parlamentari, ma la voce girava nei Palazzi romani da settimane. Madia dovrebbe approdare da indipendente al gruppo parlamentare di Italia Viva. Da sempre politicamente molto vicina a Renzi e Gentiloni, appunto, espressione dell'ala riformista e più moderata del Nazareno, da tempo viveva con sofferenza la svolta rossa imposta al partito dalla segretaria Elly Schlein. 

"La nostra coalizione è più unita della destra", assicurava appena ieri la stessa Schlein. Che però deve preoccuparsi di tenere insieme i pezzi di un partito frammentato e nel quale la "minoranza interna", guidata da personalità importanti come Pina Picierno e Graziano Delrio, è sempre più in subbuglio. E una scissione dei "centristi" dem potrebbe aprire nuovi clamorosi scenari e ridisegnare gli equilibri, non solo nel centrosinistra.

"Strada per strada, casa per casa", è però lo slogan passatista della Schlein, che recupera la lezione di Enrico Berlinguer lanciando, di fatto, la campagna elettorale permanente dei prossimi 18 mesi. La strada è già segnata, con tappe a Chieti, San Benedetto del Tronto, Macerata, e poi Cervia, Faenza, Imola. In vista delle elezioni che fra tre settimane rinnoveranno molte amministrazioni comunali, per due giorni la segretaria ha scelto le piazze per mandare agli avversari delle politiche un avvertimento. Al centrodestra, agli alleati, al suo stesso partito. 

Non è infatti difficile scorgere il messaggio cifrato: primarie o non primarie, la segretaria del Pd non immagina persone diverse da sé stessa alla guida di questa coalizione. "Nel 2022 ci davano per morti - ha detto poche ore fa - oggi siamo cresciuti e abbiamo una coalizione che è in campo, è competitiva ed è unita, molto più della destra nonostante quello che raccontano. Sono due giorni che vado in giro tra l'Emilia-Romagna, le Marche e l'Abruzzo o ho trovato un sacco di comuni dove la destra è divisa e invece il nostro campo progressista è unito attorno a valori comuni". E per spiegare quali sono questi valori comuni, secondo Schlein, dopo la vittoria del No al referendum c'è un modo semplice: "Non c'è programma migliore che attuare la nostra Costituzione antifascista, perché per molte persone non è realtà".

La Costituzione per parlare di sanità, di scuola, di lavoro, con la proposta del salario minimo: "Appena arriveremo al governo approveremo questo provvedimento per 4 milioni di lavoratori che sono poveri anche se lavorano". Ma anche con l'articolo 11: "Bisogna mettere fine a queste guerre illegali. L'Italia ripudia la guerra. Il governo faccia tutto il possibile per dire a Trump e Netanyahu di fermarsi. Che poi è anche un modo per mettere un argine all'aumento dei prezzi dell'energia e delle bollette più care d'Europa". Un programma che evidentemente non convince una parte sempre maggiore della galassia-Pd.

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