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Enrico Letta annuncia le dimissioni dal Parlamento, ma non smetterà di fare politica: "Tornerò"

di Giovanni Ruggiero domenica 26 aprile 2015

2' di lettura

La vendetta è un piatto che va servito freddo. E per ora la situazine politica italiana è troppo rovente perché Enrico Letta possa mettere in atto la sua maliziosa manovra di rivincita, malcelata nell'apparazione a Che tempo che fa su Raitre da Fabio Fazio. L'ex premier ha annunciato che dal 1 settembre lascerà il Parlamento italiano, ma non ha nessuna intenzione di mollare la politica. Sta tutto in questo dettaglio l'avviso minaccioso che Matteo Renzi farebbe bene a cogliere e non sottovalutare, se tiene alla cotenna. Letta andrà a fare il professore a Parigi, dove dirigerà la Scuola di Affari internazionali: "Il mio gesto politico sarà che vivrò del mio lavoro" ha chiarito Enrico. Il piano lettiano si fonda su basi esattamente opposte al modus operandi renziano. È una manovra corale, spinta con l'affiancamento di un altro che si sta ancora staccando frecce dalla schiena: Romano Prodi. I due sembrano avere un'intesa perfetta, a cominciare dalla pubblicazione in contemporanea di un proprio libro, secondo Il Giornale anche identici nei contenuti che si prestano a una sola interpretazione: Renzi non è capace di governare ed entrambi concordano che loro stessi hanno ricoperto lo stesso incarico meglio, molto meglio. Prodi insiste nel convincere tutti che la sua più grande recriminazione verso Renzi è il mancato incarico per portare la pace in Liba, lasciando intendere che la trombatura al Quirinale dei 101 fosse ormai acqua passata. Sarà, intanto dice di aver sempre preferito il "cacciavite di Letta" all'attuale premier. Le dimissioni di Letta non arriveranno domani mattina, ma alle porte del prossimo autunno. La furbata ha il suo perché negli appuntamenti cruciali che aspettano il Parlamento nei prossimi mesi, i voti sull'Italicum e le riforme costituzionali. Occasioni preziose per far pesare ogni singolo voto, anche il proprio e spargere i semi della zizzania, come se ce ne fosse ancora bisogno, nella minoranza Dem e in tutta quella folta truppa di scontenti da Renzi. Se i prossimi dati sull'occupazione saranno deludenti, se il clima diventerà più avvelenato di quanto non lo sia ora con, ad esempio, la fiducia imposta sulla legge elettorale, Renzi potrebbe vedersela peggio di oggi. E non sarebbe difficile immaginare con chi si schiererebbero i vari Bersani, Civati, Bersani e D'Alema nella scelta di un governo di "emergenza". Enrico sarebbe già in aeroporto. E Mattarella non sembra così ancorato alla sedia del Colle, basterebbe uno squillo di Prodi per dargli il ben servito.

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